25 giu

Una strada a senso unico

(mio articolo Corriere dell’Umbria del 25 giugno)

Fu una cerimonia fastosa. Alla presenza del Presidente del Consiglio Renzi, ministri, sottosegretari, presidenti, sindaci, assessori e dei soliti “semprepresenti” , poco meno di un anno fa si inaugurava l’ultimo tratto della Foligno Civitanova.
Un’ opera infrastrutturale storica, attesa da decenni che finalmente collegava velocemente la parte centro meridionale delle Marche con Foligno e la Valle Umbra, pur separate dall’Appennino, tradizionalmente socialmente e storicamente vicine, da sempre.
Una strada modernissima a quattro corsie che risolve la parte più aspra del percorso infilandosi nelle gallerie dentro le montagne. Chi la percorre rimane stupito da quanto sia ormai breve il tratto Foligno Civitanova e quanto suggestivo, oltre che comodo, planare, perché questa è la sensazione, dall’altopiano di Colfiorito verso Foligno. Tutto bello.
Gli abitanti di Colfiorito, particolarmente chi è impegnato in attività turistico ricettive ma anche commerciali, dopo una iniziale e un po’ montanara diffidenza, oggi stanno scoprendo che i loro affari si sono moltiplicati, che di gente ne viene tanta perché la montagna non è mai stata così vicina, il percorso è agevole, veloce e perfino divertente.
Anche a Civitanova ringraziano. Sono tanti gli umbri, particolarmente folignati, che con maggiore frequenza arrivano sulla costa per passare qualche ora sulle spiagge, che sono sempre più “mare nostrum”, per trattenersi nei ristoranti, per visitare outlet e negozi o semplicemente per fare una passeggiata domenicale.
Una cosa però questa strada non l’ha portata: gente, turisti, operatori commerciali, viaggiatori, in senso inverso: dalle Marche a Foligno e in Umbria. Il flusso è quasi esclusivamente dall’Umbria alle Marche e non viceversa. Una disdetta, soprattutto considerando che furono proprio i folignati, politici, amministratori, imprenditori, a darsi da fare per quest’opera stradale.
Ma non è il fato che ha voluto così e neppure il caso. Questa bella strada serve essenzialmente a far fuggire gli umbri e non per far venire i marchigiani perché quello che gli altri sanno offrire noi non riusciamo a proporlo.
Quando la strada era ancora in costruzione si immaginavano modelli di finanziamento innovativi, finanza di progetto, che avrebbero dovuto favorire investimenti privati nelle zone limitrofe alla nuova strada. In molti sostenevano la necessità che il versante umbro, Foligno, Trevi, Spoleto, fosse interessato da una grande piastra logistica, non solo materiale ma anche informatica, fornendo la zona anche di banda ultralarga, di un ammodernamento della mobilità regionale a partire dalla trasformazione della ferrovia Foligno Perugia Terontola in veloce e comoda metropolitana di superficie, identificare aree su cui favorire l’insediamento, a costi competitivi, di poli commerciali ed artigianali oppure, di un terziario a servizio di un’area assai vasta dell’Italia centrale.
Di tutto questo non c’è traccia, ci siamo accontentati della strada, non abbiamo favorito soluzioni affinché la stessa fosse uno strumento di sviluppo territoriale e non solo una soluzione viaria. Nulla è stato fatto ma neppure immaginato. Così torme di folignati attraversano verso le Marche questa strada senza che vi sia un corrispettivo in senso contrario. Una strada a senso unico! Per risolvere la questione e invogliare gente a venire non basteranno a Foligno consunte offerte tipo “compri due e paghi uno” o permanenti bancarelle del sabato nel centro della città.
La sensazione è che si sia sfornata un’altra ciambella senza buco, che sia stata persa una straordinaria occasione, quella di trasformare, grazie alla nuova strada, questa parte dell’Umbria in uno snodo logistico di collegamento tra il nord e il sud, tra l’Europa e il Mediterraneo, un grande progetto che avrebbe offerto una nuova e moderna vocazione, opportunità straordinarie, lavoro e crescita ma che avrebbe richiesto unità di intenti, disponibilità, capacità di vedere in avanti, perspicacia.
maurizioronconi@gmail.com

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