Per la politica non basta cambio generazionale

L’indiscreto
Mio articolo su Il Messaggero del 1 maggio

Durante la campagna elettorale in pochi si illudevano su una rapida soluzione della crisi politica ma che dopo due mesi dalle elezioni non si intravedesse uno straccio di accordo tra i partiti, nessuno lo immaginava. Tra dichiarazioni categoriche, insulti, tranelli, finti abboccamenti, sfilate, anche a piedi, verso il Quirinale, quotidiane ma fasulle assicurazioni di voler solo il bene dei cittadini, il governo ancora non c’è .
Le scorie di una pessima campagna elettorale fatta di promesse roboanti, di abbattimenti di tasse, della pensione per tutti, di redditi di cittadinanza e chi più ne ha ne metta, hanno ammorbato l’aria della politica senza che nessuno dei giovani protagonisti avesse pensato di avanzare qualche proposta per possibili e pur necessarie future convergenze.
A questo si aggiungano le smodate ambizioni di giovinastri, in politica al massimo da qualche anno, che si sono messi in testa di essere dei leader e per questo ritengono irrinunciabile per se stessi entrare a Palazzo Chigi a fare il Presidente del Consiglio ma anche capaci solo di esercizi muscolari, sassaiole politiche oppure nella ricerca per se stessi della pagina sul rotocalco della domenica. Deserti invece i corridoi della politica, il transatlantico di Montecitorio, i discreti oratori dove un tempo si ricercavano i compromessi per governare insieme.
La nostra, quella italiana, non è una crisi politica, almeno non solo. E’ una crisi generazionale. Dopo che per anni ci siamo sentiti dire che era necessario un rinnovamento dei politici, dopo aver svuotato il Parlamento dei vecchi e rimpiazzati con una massa di ragazzotti che solcano i luoghi della politica in jeans, scarpe di pezza e zaino, spesso anche nullafacenti ma perennemente a chattare, gli italiani si accorgono che non è sufficiente essere imberbi per fare bene la politica ma è richiesta serietà, dedizione, preparazione, adeguati tirocini e altrettanta ponderazione.
Queste però sono capacità che generalmente si acquisiscono non per grazia ricevuta ma con le intermediazioni dei corpi sociali, partiti, le parrocchie, sindacati, organizzazioni di categoria che oggi o sono evaporati o talmente indeboliti da essere sostituiti dai social, dalle piattaforme informatiche.
Se non si troverà la volontà di ricominciare a formare i nostri giovani, a spiegargli che le scorciatoie a cui si accede attraverso i tablet e le tastiere, non sono sufficienti per diventare politici capaci ma, sfuggendo dal virtuale, riscoprendo il mondo reale, quello di tutti i giorni, fatto di fatiche e sudori, troveremo uno straccio di governo. Diversamente rischieremmo di aver bruciato un’altra generazione di giovani cresciuti, per colpa delle nostre indulgenze, nella presunzione di una cultura raffazzonata e anch’essa solo virtuale.
Intanto per evitare rischi ed inconcludenze, in politica cerchiamo di riaffidarci, almeno un po’, a quelli che hanno un pizzico di esperienza e qualche anno in più, potrebbe essere una ricetta semplice ma risolutiva.

Condividi la notizia su

Pubblicato da

Maurizio Ronconi

Medico,politico, parlamentare per tre legislature

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *