Norcia: la strana storia del sequestro

( mio articolo su Il Messaggero del 3 aprile)

Il sequestro del Centro Polivalente di Norcia, finanziato dal Corriere della Sera e dalla 7, ha scatenato una immaginabile tempesta di polemiche e messo sul banco degli imputati la Procura di Spoleto, rea di aver inviato avvisi di garanzia al Sindaco e al progettista, archistar, Stefano Boeri.
C’è da chiedersi tuttavia cosa altro avrebbe potuto fare il giudice a fronte, stante le norme, di una irregolarità edilizia, al cospetto di un edificio chiaramente strutturato per rimanere definitivamente e non certo classificabile come struttura temporanea. Sorge anche l’interrogativo come sia stato possibile che un famoso architetto, il Sindaco e perfino la Protezione civile, abbiano potuto immaginare che quel popò di Centro Polivalente potesse essere inteso come struttura provvisoria o almeno da “intendersi come struttura suscettibile di un impiego, anche durevole, perlomeno fino al momento in cui le opere di ricostruzione non garantiscano un ritorno alle condizioni precedenti l’evento” . Poi, passato il terremoto, terminata la ricostruzione, chi si sarebbe preso la briga di demolirlo? Suvvia, non prendiamoci in giro!
Diciamolo chiaramente: quel Centro Polivalente è stato edificato per rimanere e questa era l’intenzione dei promotori che non avrebbero scomodato Boeri per mettere in piedi una struttura solo provvisoria e lo stesso non si sarebbe impegnato per una struttura temporanea da abbattere appena passata l’emergenza. Non è una colpa ma bisognava dirlo ed agire di conseguenza cambiando le normative e non aggirandole.
Se sorprende il comportamento degli attori messi sotto accusa, se appare sproporzionato, inutile ed impopolare il sequestro dell’opera, tutto questo pasticcio è conseguenza di una gestione della ricostruzione a dir poco sbagliata e fallimentare.
A fronte di una drammatica lentezza della ricostruzione che rimane una chimera, il non aver proposto e approvato una legge speciale per i comuni colpiti dal sisma che avesse fatto piazza pulita di ogni aberrazione burocratica, di norme fatte per tempi normali e non eccezionali come quelli che si vivono nelle zone del terremoto, archiviare, almeno temporaneamente, i vincoli conseguenti alla insistenza del Parco dei Monti Sibillini, eliminare la pluralità di sovrapposte competenze affidandole esclusivamente e totalmente al Sindaco pro tempore, avrebbe evitato interventi come quello della magistratura spoletina che, a fronte di una normativa invariata, si è trovata nella obbligatorietà dell’atto dovuto.
Quello che stupisce è che celebrati architetti, importanti testate giornalistiche, abbiano potuto immaginare che solo per il motivo che gli interventi erano stati da loro progettati e finanziati potessero bellamente ignorare le attuali disposizioni di legge. Questa, se non è ignoranza, è arroganza.
maurizioronconi@gmail.com

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Pubblicato da

Maurizio Ronconi

Medico,politico, parlamentare per tre legislature

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