24 nov

L’uovo di Colombo

mio articolo su Corriere dell’Umbria del 24 novembre
Si riparla, molto, di Frecciarossa, di un collegamento ferroviario veloce tra Perugia e Milano.
Agli squilli di tromba della Regione hanno risposto i tamburi delle Ferrovie: si allestirà, sperimentalmente, un treno veloce in partenza da Perugia la mattina intorno alle 5 e che dopo tre ore e mezza depositi il passeggero, magari ancora un po’ insonnolito, sulla banchina della stazione centrale di Milano.
E’ scoppiata la fine del mondo. Proteste da Terni, Spoleto, Foligno, Assisi, sindaci pronti a comunicati di fuoco per l’esclusione di queste città dalla nuova tratta. Un vero e proprio festival strapaesano in cui una regione piccola, fatta di città ancora più piccole, rivendica un servizio che nel resto d’Italia è riservato a comunità decine di volte più grandi e popolate, dimenticando per altro che un servizio come quello dei treni veloci, per essere giustificato, deve avere un bacino d’utenza in grado di sostenerne l’economicità e soprattutto una razionalità delle fermate proprio per mantenere le caratteristiche di treno veloce.
Le Freccerosse, quelle vere, che collegano le grandi città, hanno tutte come caratteristica essenziale le poche, pochissime fermate. Da Napoli i treni veloci sostano solo a Roma, Firenze, Bologna, raramente a Reggio Emilia, dove per altro è stata costruita una nuova e avveniristica stazione, e a Milano. Noi umbri oggi invece immaginiamo un treno veloce che prima di partire da Perugia, per altro ad un orario per viaggiatori insonni, provenga da Terni e con adeguate soste a Spoleto, Foligno, Assisi.
La sensazione è che o si sia persa la testa o che la demagogia pre elettorale abbia preso le mani e il cervello, a molti.
Invece di disquisire su un progetto per altro sperimentale e per come immaginato destinato ad un probabile fallimento, non si è ripensato e riproposto il progetto del raddoppio della Orte Falconara, e la realizzazione di una metropolitana di superficie utilizzando i tracciati della Centrale Umbra e della Foligno Terontola. La sola voce che in queste ore manifesta questa sensibilità e volontà è stata quella della Presidente della Giunta regionale. Nessun altro degli addetti ai lavori.
Il problema vero non è quello di un treno veloce, uno solo, che parta da Perugia ad orari antelucani bensì assicurare a tutta l’Umbria collegamenti intra regionali veloci e moderni che vadano a comporre una rete che permetta anche accessi comodi e anch’essi veloci alla rete nazionale delle Freccerosse.
In altri termini non serve un Frecciarossa alle cinque di mattina che nei fatti esclude i seicentomila umbri che non vivono a Perugia, ma una rete regionale finalmente al passo con i tempi, veloce e razionale nel servizio, con carrozze che ogni quindici minuti raccolgano passeggeri e che siano collegate anche con le stazioni extra regionali da dove si possa intercettare un vero Frecciarossa diretto al Nord o al Sud del Paese. Dall’altra parte anche il raddoppio della trasversale ferroviaria Orte Falconara, oggi vera opera incompiuta, permetterebbe finalmente agli umbri un nuovo collegamento veloce sulla direttrice adriatica.
Sembrerebbe l’uovo di Colombo, di facile soluzione e che non necessiterebbe neppure di un progetto perché in larga parte esistenti e che porrebbe la nostra regione su un piano di razionalità dei trasporti simile a quello delle regioni non solo italiane ma anche europee, più avanzate.
L’insistente volontà a derubricare questo progetto ben conosciuto e in passato anche sostenuto da chi governava l’Umbria, argomento sbandierato in tante campagne elettorali, farebbe immaginare proprio ad un tentativo di archiviazione proponendo solo un inutile collegamento per perugini sficati che da Perugia alle cinque di mattina debbano recarsi a Milano e scatenando nel resto della regione una reazione di stampo provincialistico che al massimo farà sarcasticamente sorridere il resto d’Italia e offrirà motivi per giudicare non riuscita una sperimentazione perché costosa e soprattutto inutile. Il risultato sarà un perdurante isolamento e un sistema ferroviario, anche regionale vecchio e inutilizzato dai più.

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