06 ago

La sostanza peggio della forma

dal Corriere dell’Umbria del 6 agosto

Che la politica non sia mai stata una palestra per educande, che nelle aule parlamentari, regionali e comunali non siano mai stati infrequenti scontri con frasari coloriti, che “il linguaggio di tutti giorni” si ritrovi spesso anche nelle dichiarazioni televisive, sulla carta stampata e ancor più sul web, di politici noti e meno noti, che in parlamento si siano da sempre consumati scontri verbali anche violenti, non è una novità ma anzi appartiene in tutto alla storia e alla liturgia di una certa oratoria politica.
Allora non particolare stupore di fronte alla bestemmia urlata da un autorevole Consigliere regionale che ha evidentemente scambiato l’aula consiliare con un mercato suinicolo, neppure per il solito tweet che l’assessore della città serafica immaginava simpatico e arguto ma che in realtà era solo sessista, certamente inopportuni anche per l’autorevolezza della autrice i riferimenti a presunte gossippare infedeltà subite dal leader di un partito che pure degli insulti sembra abbia fatto il brand personale.
Chi ha fatto politica per tanti anni non si scandalizza più di tanto di tutto questo, di un linguaggio che pure ormai spesso supera i limiti dell’accettabile e del buon gusto. Preoccupa altro.
L’obiettivo scadimento della politica non si misura con il linguaggio che si usa ma semmai è dato dal combinato disposto del modo di esprimersi e la contestuale assoluta nullità della proposta così che la volgarità delle espressioni si sostituiscono a quelle specie di fantasmi che ormai sono le proposte.
Se in passato, all’alba della Repubblica, gli epici scontri in parlamento avvenivano su temi di straordinaria rilevanza, l’appartenenza alla Nato, la legge sul divorzio, la scala mobile, oggi ci si insulta sui vitalizi, sulla proposta di sfiducia a qualche ministro, sulla opportunità di un concerto estivo sulla sommità di un monte, sul venir meno del numero legale in Consiglio regionale.
La differenza è proprio questa: se un tempo si sconfinava anche verbalmente era la conseguenza di un confronto ideale aspro che interrogava e tormentava le menti e le appartenenze. Oggi è invece il tentativo, anche maldestro, di sottolineare e rafforzare concetti e idee deboli, appartenenze incerte, il tentativo disperato di interessare una platea distratta o perfino ostile.
Una politica che si acconcia non ad imporsi ma a farsi interpretare da “troppi ignoranti che credono di aver diritto di parlare su cose di cui non sanno nulla”, che invece di superare il gap culturale che sempre più ci ammorba e affonda, cerca di galleggiarci e di adeguarcisi, diventa sempre più una politica vuota, inutile e che sempre più sarà disprezzata e ostaggio dell’anti politica.
Questo è quello che c’è dietro l’espressività colorita della politica dei nostri giorni e, sinceramente, c’è motivo di preoccupazione non per i tanti maleducati ma per i troppi impreparati.
maurizioronconi@gmail.com

Condividi la notizia su

Leave a Reply


© 2010 Maurizio Ronconi - EWM creazione siti internet