24 ott

La nuova politica: gli insulti

Non basta la solidarietà alla Presidente della Regione per i volgari insulti ricevuti sul solito social; già in molti, giustamente hanno manifestato la loro vicinanza a Catiuscia Marini. C’è invece l’urgenza di una riflessione su come in realtà è ridotta la politica e quali sono ormai gli strumenti, se così possono essere definiti, dell’espressione politica.
Da sempre, già dall’antica Grecia, il politico è stato bersaglio della satira, anche quella più pungente e perfino irriverente, non di rado anche offensiva. Non che la satira non sia graffiante e, a modo suo, non incida sulle vicende politiche, ma in nome della libertà di espressione molto le è stato sempre concesso e non infrequentemente anche di superare i limiti generalmente definiti invalicabili dalla buona educazione e dal convivere civile. C’è una ampia letteratura, teatro, cinema e anche televisione in cui la satira si esercitava verso il politico di turno. E spesso coglieva nel segno raccogliendo anche risultati propriamente politici. Ma era pur sempre satira.
Oggi però è cambiato a cominciare proprio dal modo di fare politica che è profondamente trasformato, volgarizzato, permettendo valutazioni e giudizi non sempre ponderati e giustificati ma pubblici e resi accessibili a tutti. Per sberleffare il politico di turno non si ricorre più alla satira ma ai social e ai post su di essi.
Perfino un comico come Grillo che della satira ha fatto il motivo del proprio successo, l’ha abbandonata per dedicarsi all’insulto politico attraverso il web; più comodo, meno difficile, più diretto.
Un tempo, fino a non molti anni addietro, l’esercizio politico era certo libero ma anche riservato a chi per passione e dunque anche con qualche principio di conoscenza e approfondimento, era impegnato non in modo solitario ma collegialmente alla vita di un partito e a tutti i riti conseguenti: incontri in sezione, convegni, approfondimenti, congressi, selezione democratica. Tutto questo rappresentava un argine , una specie di difesa della politica rispetto ad intrusioni di coloro che erano solo smaniosi di insultare e sbeffeggiare.
Non ci sono più i partiti, neppure le loro sezioni, in piazza si discute di altro, le riflessioni hanno lasciato spazio alle grida, le piazze sono solo virtuali dove senza barriere e spesso con il camuffamento dello pseudonimo c’è libertà di insulto, di volgarità di ogni tipo e per di più sfuggendo a qualsiasi contraddittorio. E’ l’esaltazione della anarchia della militanza politica.
Non che non si faccia più politica ma la si fa male evitando la gavetta, gli esempi degli anziani, l’approfondimento, tutti sono autorizzati a sentenziare su tutto, quasi sempre a sproposito e non infrequentemente in modo anche triviale.
Purtroppo i politici di oggi, quelli veri, si sono adeguati al deserto delle piazze, all’inesistenza dei partiti e scoprendo il mondo nuovo dei social si sono illusi che gli stessi avrebbero potuto sostituire quello che non c’è più, che attraverso i social avrebbero potuto comunicare ed apparire con successo ed incisività dimenticando però che non c’è più la selezione esercitata dalla passione politica e i loro interventi raggiungono indistintamente tutti anche coloro che della inciviltà hanno fatto modello di vita.
Non si giustificano comportamenti e frasi offensive ancora più gravi quando sono rivolte ad una donna ma questo nuovo humus fatto di superficialità, ignoranza e volgarità si può combattere non tanto con le doverose e scontate espressioni di solidarietà ma soprattutto inaugurando una nuova stagione di consapevolezza in cui la scuola si riappropri della funzione educatrice e renda consapevoli non solo i giovani ma anche le loro famiglie, una specie di rialfabetizzazione di massa rispetto alla quale anche i politici dovrebbero fare la loro parte riponendo grida, schiamazzi ed insulti, riscoprendo invece una maggiore pacatezza, capacità di ascolto e soprattutto studio e approfondimento.

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