Il brutto film della politica a fumetti

(mio articolo su Il Messaggero del 3 giugno)
L’INDISCRETO
Non ci sono più parole per descrive la vicenda politica italiana. Ormai assomiglia alla rappresentazione di una telenovela di timbro “brasileiro”.
E’ cambiato anche l’approccio degli italiani alla politica. Se un tempo ci si avvicinava alle riflessioni della politica e alla militanza con una sorte di rispetto e nei luoghi deputati, sezioni, circoli, assemblee, oggi è argomento da bar dello sport con avventori schiamazzanti non tanto sui temi ma soprattutto sui personaggi. D’altra parte, come si sa, i partiti non ci sono più o, quando ci sono, sono ridotti a tifoserie da curva sud più inclini alle porchettate che ai dibattiti politici.
Ma soprattutto i corpi sociali hanno alzato bandiera bianca. I sindacati da tempo non sono pervenuti in quel dibattito che un tempo li vedeva protagonisti, timorosi di intaccare quella base di iscritti populista, post ideologica, che ha votato là dove fino a qualche tempo fa era impensabile che facesse.
Ma anche le associazioni di categoria, se si esclude un timido intervento della Confindustria, sono sempre più impegnate a difendere la nicchia sindacale dei loro iscritti che ad assumere posizioni coraggiose e chiarificatrici sui grandi temi della società italiana.
Quando la crisi politica, e solo allora, ha assunto il segno di una crisi istituzionale e anche finanziaria, la Chiesa italiana ha detto la sua attraverso i suoi esponenti più prestigiosi. Ma troppo tardi e perfino inutilmente. Sono grida nel deserto della politica.
Si è lasciato campo libero a fare politica a dei dilettanti che, essendo tali, sono facilmente manipolabili da chi invece è mosso da grandi e probabilmente inconfessabili interessi che ammiccano ed eccitano gente suggestionata ma non pronta al vero confronto politico, convinta di possedere ricette sicure per risolvere perfino le grandi questioni finanziarie, sociali, internazionali ma anche con una irrefrenabile voglia di vendetta sociale. Una vera e propria inedita lotta di classe ma non più tra ricchi e poveri, padroni e operai, ma tra ”forconi” ed establishment, cittadini e cittadini.
Ed è qui che sono mancati drammaticamente i corpi sociali, i partiti, la Chiesa. Da anni si sono limitati ad osservare, non sono stai più protagonisti, non hanno più indirizzato e soprattutto formato le nuove generazioni che, sole, hanno così preferito la “politica a fumetti” quella che viene narrata nei talk show oppure sul web non accorgendosi che in quei luoghi l’interesse raramente è l’approfondimento e la ricerca della verità ma quello di “vendere” la notizia indipendentemente dalla sua veridicità.
Questa è la sceneggiatura della politica che va in onda oggi. Un brutto film che ci illudiamo possa avere un bel finale. Ma non sarà facile se i protagonisti non troveranno alla fine un solido approdo culturale e non più solo quello di un comico o di un ex frequentatore dei centri sociali milanesi.

Pubblicato da

Maurizio Ronconi

Medico,politico, parlamentare per tre legislature

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