Cattolici: una militanza che non c’è

Lo ius soli, la cittadinanza ai giovani nati in Italia, non sarà legge, almeno per ora. Inutile ed anche scorretto tirare il Presidente della Repubblica per la giacca atteso che non è nelle competenze costituzionali del Presidente “convincere” le Camere ad approvare una qualsivoglia legge.
Sono anni che si discute in Parlamento di una nuova legge di cittadinanza. Purtroppo è anche divenuto argomento di strumentalizzazione politica ed elettorale. Questo can can mediatico e politico è servito solo a garantire spazi di visibilità a partiti che altrimenti poco altro avrebbero da proporre ai cittadini e soprattutto a far lievitare un rancore anti migranti.
Una vera e propria mutazione sociale in una Italia che da sempre è stato Paese di migranti, che con i milioni di emigranti ha contribuito in modo importante alla crescita di interi Paesi ed anche continenti. Gli Stati Uniti, l’America Latina, il Nord Europa sono stati i teatri dell’epopea degli italiani che con le loro fatiche, in non rare occasioni perfino il martirio ma anche con il loro ingegno, hanno offerto uno straordinario contributo a quei Paesi. Siamo stati anche complici del radicarsi di una malavita che spesso e, in qualche occasione ingiustamente, è stata identificata negli immigrati italiani.
Fatto è che generazioni sono cresciute nell’insegnamento civile e scolastico, nella consapevolezza che troppo spesso i nostri connazionali, obbligati dalla miseria, erano sfruttati e mal sopportati nei Paesi che pure li accoglievano. I minatori in Belgio, gli approdi ad Ellis Island con le mortificanti marchiature sulla schiena, ci avevano resi solidali con chi migrava per necessità. Questo aveva fatto maturare in Italia una particolare sensibilità all’accoglienza, alla disponibilità verso chi stava peggio. Tra tanti difetti, questo era un carattere distintivo degli italiani che pure avevano trovato nella Chiesa “militante” e nei partiti affermatisi nel dopoguerra, motivi di incoraggiamento, una capacità di interpretare il comune e popolare sentire.
Da anni ormai la Chiesa italiana ha scelto di ritirarsi dalla “militanza” per esercitare invece una presenza spirituale e per di più con Francesco di tipo francescano ed universale. Tutto probabilmente ineludibile e frutto dei tempi ma che ha determinato anche in Italia una mutazione sociale, una laicizzazione progressiva, una distinzione radicale, perfino concorrente, tra vita civile e religione, come fossero parti separate, così come è successo da tempo in altri Paesi, Stati Uniti, Nord Europa ed ora anche nei Paesi iberici. Alla Chiesa si consente la testimonianza ma si arriva a mal sopportare le prediche a favore del solidarismo universale, dell’accoglienza e della cittadinanza.
Chissà se ritornerà il tempo in cui la Chiesa si convincerà della necessità di una nuova missione, della conversione dei popoli e non solo con la testimonianza universale.
In Italia per far lievitare nuovamente il carattere solidale, per soffocare la tentazione verso un soggettivismo egoistico, serviranno a poco prediche “ex cathedra” ma molto di più non lasciare spazio alle arrembanti inculture da social, tornare ad essere protagonisti anche nella vita civile e politica indicando, indirizzando, incoraggiando, donne ed uomini capaci con la loro militanza di far riguadagnare agli italiani quei caratteri distintivi che ci resero un popolo diverso ed ammirato da tutti che non si oppone ad accogliere tra gli italiani il bimbo nero che parla solo italiano, tifa la Roma e mangia gli spaghetti, che non sa neppure quale è il Paese da cui sono fuggiti i genitori.
Al contrario continueremo ad assistere a sperticati apprezzamenti per un Papa perché vicino agli operai, ai poveri, ai clochard ma giudicato altrettanto invadente e petulante se invita alla accoglienza degli immigrati. La doppia morale di chi rischia di non avere più né una morale né riferimenti di sana convivenza civile: un Paese senza anima.

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Pubblicato da

Maurizio Ronconi

Medico,politico, parlamentare per tre legislature

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