07 mag

Il caso Terni e il ritorno di Renzi

http://drugrehabfortworth.net/prix-Cialis-20-mg-Belgique achat Cialis (mio articolo su Il Corriere dell’Umbria del 7 maggio)

http://www.erohig.hu/Inderal-espagne Inderal espagne La notizia politica degli ultimi giorni, clamorosa, è la vicenda giudiziaria che coinvolge il Sindaco e la Giunta comunale di Terni.
Non è gradevole entrare a piè pari su una questione di tale delicatezza che per di più coinvolge persone dai più sempre riconosciute corrette e rigorose. Sarà la magistratura a proseguire le indagini e a concluderle, augurando che coloro che sono coinvolti possano dimostrare assoluta estraneità ai fatti.
Per auspicare che, a differenza di quanto avveniva particolarmente da parte dei partiti di sinistra ma anche di destra, oggi leghisti e i grillini, non si speculi “al tintinnio di manette”. Meglio attendere gli esiti.
Pur vicende e storie assai diverse, su piani di sicuro dissimili, la vittoria di Renzi alle primarie del Pd e la vicenda giudiziaria umbra stimolano riflessioni e valutazioni.
Chi oggi, senza attendere gli esiti, specula, manifesta perfino su quanto sta succedendo a Terni, offre un altro segno di provincialismo politico privilegiando schemi vecchi e non più utili oltre che offendere persone sotto inchiesta ma che ancora godono della presunzione di innocenza. Ancora un imbarbarimento dello scontro politico.
Così Renzi se immaginasse di incamerare il successo alle primarie per riprendere la stessa strada interrotta bruscamente dagli esiti referendari, si arruolerebbe nella stessa truppa di politicanti nostalgici che trascurano le sentenze elettorali e referendarie e considerano la rivincita politica unica arma di offesa.
Se da un lato si offrirebbe grande segno di maturità e di rinnovato impegno politico attendendo gli sviluppi dell’inchiesta ternana senza farne unico e martellante argomento per la politica delle prossime settimane, dall’altro Renzi dovrebbe cogliere la straordinaria opportunità della affermazione alle primarie per ridisegnare i margini della politica nostrana.
Aver convinto al voto il 30 aprile, nel mezzo di un ponte primaverile, quasi due milioni di cittadini e aver raccolto il 70% dei voti, non è cosa da poco, anzi, visti i tempi, straordinaria. Un patrimonio che non va disperso ma investito su argomenti e progetti nuovi e originali.
Come già hanno dimostrato i cugini transalpini, ma ancora prima Austria, Olanda, Spagna e, in parte, con la grande coalizione, la Germania, il confronto e lo scontro politico prossimo venturo sarà tra europeisti e sovranisti, tra populisti e riformisti e non più tra destra e sinistra, popolari e socialisti ma tra quelli che immaginano una Europa meno burocratica ma più unita e gli altri che spingono per tornare alle frontiere, alla fine del mercato unico, ad una nuova autarchia. Si archivieranno schemi, argomenti, schieramenti del secolo scorso per misurarsi su un piano politico tutto nuovo.
Questi saranno i veri confini del confronto prossimo venturo perché gli argomenti e i problemi della gente non sono più legati, come era, allo scontro tra classi bensì alla affermazione di una civiltà, di una cultura, di una organizzazione economica e sociale continentale e non più solo nazionale che alcuni vorrebbero intrecciare , temperare, con le modernità dei flussi, non solo migratori, con capacità di integrazione ed altri invece che auspicano chiusure, indisponibilità, una sorta di difesa permanente ed ostinata nei confronti delle nuove frontiere tracciate dalla marcia dei popoli.
Sfide davvero epocali che fanno impallidire rispetto quelle a cui eravamo abituati tra sindacati ed imprenditori, metalmeccanici e industriali, operai e padroni. Storie che, quando perfino molti operai e proletari non riconoscendosi più nella sinistra per rabbia riparano tra i populisti o l’estrema destra, hanno ormai solo il sapore di politica “d’antan”, inadatta ad affrontare l’oggi e il domani.
Dunque vivremo giorni assai interessanti in cui scopriremo se davvero in Italia ma anche in Umbria riusciremo ad andare più veloci delle nostre antiche abitudini e sapremo valutare con metro diverso fatti e avvenimenti che pure potrebbero far saltare vecchie consuetudini e determinare svolte politiche. Se ci riusciremo, anche in politica saremo salpati per approdare al nuovo secolo.

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Scritto in Varie da: Maurizio Ronconi
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15 apr

L’Umbria naviga a vista

Purchase generic Suhagra L’UMBRIA NAVIGA A VISTA
(mio articolo su Il Corriere dell’Umbria del 15 aprile)

http://konzeptgruen.eu/Professional-Cialis-apoteket http://konzeptgruen.eu/Professional-Cialis-apoteket Tramontata l’idea, un po’ stramba, della macroregione, non c’è più uno straccio di progetto per l’Umbria di domani. Non che la macroregione, l’unione con la Toscana e le Marche rappresentasse per l’Umbria la panacea di tutti i mali, la soluzione di tutti i problemi, ma almeno era una idea sulla quale discutere,sulla quale costruire un possibile progetto di sviluppo. Per alcuni sbagliato perché motivo di ulteriore ridimensionamento della nostra comunità che avrebbe rischiato il confinamento verso la marginalità ma pur sempre una idea, magari da respingere ma sulla quale confrontarsi. Oggi non c’è più neppure quella, vittima della scissione del Pd e della marginalità politica del maggiore sostenitore del progetto, il presidente della Toscana.
Siamo alle prese con il terremoto, con i conseguenti e drammatici problemi, con una ripresa che stenta, ritarda, provocando un risentimento sempre più evidente dei cittadini, un inaridimento delle attività produttive, un inesorabile spopolamento della Valnerina. Il cataclisma ha generato gravi conseguenze a tutta la regione particolarmente al flusso turistico improvvisamente arrestatosi anche in conseguenza di una campagna di informazione generica, improvvisata, mal condotta e spesso anche disinformata.
L’Umbria è una regione in crisi, che regredisce, che si dibatte in una ristagnante congiuntura negativa.
Di sicuro il terremoto anche con i danni indiretti, è motivo di grave disagio ma la verità è che non c’è più una idea di sviluppo non si progetta, non si lavora intorno ad un modello di regione futura.
L’Umbria faceva affidamento per il suo PIL, per la produzione di ricchezza, sull’edilizia e sulle acciaierie di Terni. L’uno e l’altro comparto , per motivi diversi, in crisi. L’edilizia, anche per decisioni scellerate dei governi che si sono succeduti, attraversa la più grave crisi degli ultimi 50 anni e nella nostra regione ha provocato un esercito di disoccupati e una moria di aziende, anche nell’indotto. Le acciaierie un giorno sì l’altro pure propongono problemi di continuità e si confrontano con una concorrenza sempre più agguerrita e arrembante. Chi aveva immaginato per l’Umbria il rafforzamento di questi due comparti per garantire occupazione e sviluppo, deve ricredersi e pensare ad altro. Il problema è però a cosa pensare.
L’impressione è che l’Umbria, correndo dietro ad illusioni, a idee sbagliate ed anche per la pigrizia intellettuale dei politici, abbia perso troppe opportunità. Guardando indietro sono troppi i fallimenti poche le realizzazioni. Del polo chimico del narnese rimangono solo scheletri in cemento armato, dell’ipotizzato polo informatico nell’orvietano solo l’aspirazione, il turismo per una perdurante distrazione su un necessario coordinamento, per troppo tempo è rimasto affidato solo alle iniziative estemporanee degli operatori o dei comuni con le conseguenze che oggi sopportiamo,dell’agricoltura con la tabacchicoltura solo un ricordo.
Eppure in questi ultimi anni ci è stata offerta una grande opportunità. Le due grandi trasversali con le Marche, la Perugia Ancona, e la Foligno Civitanova, offrivano occasioni nuove ed interessanti. L’Umbria, anche con il futuro collegamento veloce con Rieti e con Viterbo, poteva diventare un vero e proprio grande hub, la cerniera tra il nord e il sud, il nodo di collegamento mercantile, informatico, anche finanziario, tra le due Italie, perfino tra l’Europa e i Paesi del Mediterraneo. Per questo però si sarebbe dovuto studiare e preparare un progetto, si sarebbero dovuti predisporre strumenti e basi logistiche, preparare personale, reperire capitali. In definitiva pensarci e crederci. Invece oggi il flusso di interesse , anche attraverso queste nuove strade, non interessa l’Umbria ma, al contrario, spinge gli umbri vero le Marche e il nord. Le nuove arterie servono per scappare e non per arrivare in Umbria. Si verifica il flusso contrario a quello auspicato. Il segno di un’altra occasione mancata, di un, forse definitivo, fallimento.

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Scritto in Varie da: Maurizio Ronconi
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30 mar

Umbria:ecco perchè arriverà una Virginia Raggi

http://beardgrowingtips.com/Buy-cheap-Cymbalta Si dice che questa volta per il congresso del PD la partecipazione nei circoli sia aumentata.
Sarà. Ma al di là dei dibattiti serali nei talk televisivi, dove generalmente si grida ma non si discute, non pare proprio che gli italiani siano interessati, almeno un poco, al dibattito del Partito Democratico. Anzi, l’indifferenza è al massimo almeno fino a quando non la si butta sul populismo, sulla così detta casta e sui presunti privilegi. Di politica, di quella vera non se ne parla né dentro né fuori al PD. E questo anche in Umbria.
Il centro destra praticamente evaporato, il centro prima frantumato e oggi polverizzato, rimaneva, almeno in Umbria, il Pd, che però diviso e confuso è pronto ad arrendersi, a consegnare una storica roccaforte politica al populismo nuovista del M5S. Si comincerà con i comuni più importanti. Già perse Perugia e Spoleto, la prossima volta toccherà a Foligno, Terni e Orvieto, passando probabilmente, ancor prima, per Todi e Narni. I segni sono già chiari. Il centro sinistra non sarà sostituito dal centro destra bensì da liste civiche o grilline che rappresenteranno il disagio, l’esaurimento di una storia politica ultra cinquantennale. Il dato clamoroso verrà però dalle zone colpite dal terremoto che giudicheranno severamente una ricostruzione che ancora non è partita, la scarsità di finanziamenti, una confusione normativa che paralizza tutto, un burocratismo di stampo borbonico, un protagonismo dei politici locali, regionali, nazionali ormai insopportabile.
E intanto si svolge il congresso del Pd con candidati che si esercitano in infiniti duelli ma dove non si accenna ad un nuovo modello di sviluppo e neppure a possibili alleanze. Anzi, soprattutto sul versante renziano, si indugia nell’equivoco di partito “a vocazione maggioritaria” nel riproporre il giovane Renzi alla guida del prossimo governo, dimenticando che il Pd alle politiche ottenne un modesto 25% e in Umbria alle regionali di due anni fa il 35% e non avrà di certo la maggioranza per governare da solo, che la prossima legge elettorale nazionale sarà proporzionale e la strada, già segnata, sarà quella di un neo parlamentarismo in cui i partiti dovranno allearsi tra di loro accordandosi su un programma e anche sugli uomini da mandare al governo. Il referendum ha riposto in soffitta il maggioritario, la possibilità degli elettori di scegliere chi governerà ma l’ha riconsegnata al parlamento.
Potrà essere un bene o un male è però la realtà con cui bisognerà fare i conti a partire dal congresso del maggior partito di governo. Invece in un esasperato tatticismo tutto ripiegato su logiche interne,con equilibrismi sempre più precari, i protagonisti e candidati del Pd si astengono dal dire se immaginano di recuperare D’Alema e i suoi, se ripartire da un frontismo di antica memoria, oppure aprire ai moderati per approdare ad un centro sinistra rivisitato e corretto seguendo il solco degli ultimi governi . Infine nessuno si azzarda ad ipotizzare pur possibili e necessarie larghe coalizioni a livello nazionale ma anche in quello regionale. Una vera afasia politica sommersa dalla logorrea del tatticismo.
Tutto accresce una confusione politica di cui non potranno che beneficiare quelli che di qualunquismo e anti politica hanno fatto la ragione sociale della loro presenza in politica.
Il Pd, anche umbro, sta perdendo una occasione storica. Riproporre orgogliosamente il ruolo di partito guida della Regione non con insignificanti declinazioni su fantomatici radicamenti o su supposte superiorità amministrative ma proponendo alleanze credibili, alternative sul piano della proposta, del rinnovamento, della coerente continuità rispetto al populismo e alla demagogia.
Ecco perché dobbiamo prepararci all’arrivo di una Virginia Raggi umbra.

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http://konzeptgruen.eu/Professional-Cialis-apoteket http://konzeptgruen.eu/Professional-Cialis-apoteket Scritto in Varie da: Maurizio Ronconi
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09 mar

Il turismo in crisi nera

http://www.jayworld.fr/achat-Cialis-20-mg-Suisse www.jayworld.fr (mio art.sul Corriere dell’Umbria del 9 marzo)

Si susseguono incontri, riunioni, si prospettano soluzioni ma il problema resta, anzi si aggrava. Il turismo in Umbria è in crisi nera, sopporta una contrazione drammatica, la più grave di sempre. Una diminuzione delle presenze che va dal 30% al 100% nelle zone del terremoto.
Il terremoto ma soprattutto la rappresentazione del dopo terremoto e la sciatteria mediatica di aver ricompreso tutto il territorio regionale in una ipotetica “zona rossa” sismica, ha gelato definitivamente ogni flusso turistico.
Oggi, soprattutto grazie agli allarmi degli operatori del settore, si cerca di correre ai ripari. Prenderà il via (finalmente!) una campagna promozionale con molti testimonial, si faranno investimenti, si cercherà di correggere una comunicazione che sino ad oggi è stata a dir poco devastante anche se ancora non sono poche le perplessità sulla stessa organizzazione della campagna promozionale e sulla scelta dei testimonial. Comunque meglio tardi che mai.
Tuttavia la crisi del turismo in Umbria ha ragioni antiche e responsabilità politiche. Se il terremoto ha scoperto una debolezza organizzativa di fondo, aver spacchettato in assessorati diversi il turismo, l’agricoltura e la cultura che in Umbria sono un tutt’uno, non ha favorito una azione coordinata e unitaria.
Chi viene a passare qualche giorno nella nostra regione lo fa per godere della bellezza del paesaggio, ma anche per visitare monumenti e chiese, per vivere in serenità qualche giorno nel “cuore verde” dell’Italia. E allora aver separato le responsabilità politiche non aiuta a definire un progetto organico. Festival di ogni tipo che si mescolano e confondono spesso con sagre paesane, manifestazioni organizzate tanto per esserlo senza reali radicamenti culturali e storici, sovrapposizioni di calendario, mancanza di una reale selezione di eventi meritevoli di concreto sostegno pubblico fino ad una vera e propria anarchia di eventi, specie di manuali fai da te di promozione turistica che possono generare perfino soluzioni comiche come per esempio fu il “fertility day” che qualche mente fantasiosa immaginò per la città di San Francesco.
La scorsa settimana partecipando alla presentazione di una nuova guida dei sapori dell’Umbria edita da un prestigioso giornale nazionale, veniva rilevato che proprio nella nostra regione, ricchissima di eccellenze e di prodotti di nicchia, la pubblicazione non aveva riscosso il successo editoriale atteso, come per una sorta di disinteresse collettivo, conseguenza, anche questo, così dicevano gli esperti, della assenza di un coordinamento unico della promozione turistica regionale.
Ed è proprio questo quello che manca: un livello tecnico, una Agenzia Regionale che riconduca ad unità le separatezze del livello politico, con responsabilità organizzative, promozionali, di sintesi e di selezione degli eventi. Una cabina di regia regionale che, raccolte le indicazioni del livello politico, le ordini e le organizzi con metodo e razionalità sul territorio regionale, che sappia tempestivamente cogliere le criticità per affrontarle e risolverle, che scelga ed incarichi agenzie specializzate per campagne promozionali, anche internazionali. L’auspicio e la necessità è quello di scoprire una managerialità che faccia uscire da una sensazione di improvvisazione, che sia responsabile della riorganizzazione di un comparto, quello turistico.
In Umbria abbiamo esperti del settore che hanno già dato segno di capacità, che potrebbero far uscire il settore turistico regionale da una sorta di provincialismo che lo soffoca in una miriade di iniziative senza spessore e con ricadute essenzialmente localistiche, che rilancino un settore complesso e dalle molteplici potenzialità.
Per fare questo è necessario però un deciso passo indietro della politica che si riservi solo il potere legislativo di indirizzo delegando la gestione e l’attuazione alla parte tecnica e, in definitiva, di una buona dose di umiltà partendo dalla consapevolezza degli errori compiuti imprimendo un deciso passo in avanti per uscire dal labirinto della politica e scegliere protagonisti solo in base alle capacità e alle idee che hanno e che propongono di mettere in campo.

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21 feb

TERREMOTO PENSIAMO AL BENE COMUNE

(mio articolo sul Corriere dell’Umbria del 21 febbraio)

In molti sono ormai critici sulla gestione del post sisma. Come raramente in passato, i cittadini protestano e manifestano con sempre maggiore forza ritardi, incertezze, burocratismi.
Se si passa per le zone del terremoto si rimane davvero sconsolati nel vedere le rovine rimaste così come erano il giorno del sisma, pietre rotolate a terra ed inattesa ancora di essere sgombrate.
Sono state messe in sicurezza alcune chiese, tra cui San Benedetto a Norcia, puntellate le mura, ma il resto è rimasto tutto lì, ancora ad ingombrare strade e vicoli.
Certo, a Norcia il corso cittadino ora è percorribile, le tensostrutture sono state tirate su anche se la commistione tra terremotati ed ospiti rende dura la convivenza, le aule scolastiche accolgono i non numerosissimi alunni, ma ancora insufficienti le promesse casette di legno. Si dice che vi siano richieste, inevase, per centinaia di moduli abitativi e le piazzole dove posizionarli si stanno ancora predisponendo. Rare le attività commerciali che hanno riaperto, la zona artigianale come bombardata, drammatica, mi hanno detto, la situazione di molti agricoltori e allevatori alcuni ancora con ricoveri di fortuna per i loro animali. Si ha notizia di una specie di accaparramento di pratiche della ricostruzione da parte di alcuni tecnici in conseguenza anche di provvedimenti legislativi che non li vietano e che determineranno di certo altri ritardi e difficoltà soprattutto nella fase della ricostruzione leggera. I decreti per la ricostruzione hanno tardato e gli uffici “ricostruzione”, abilitati ad avviare le pratiche, sottodimensionati nel personale. Ancora non si è immaginato di semplificare le procedure delle gare di appalto così che il rischio di lungaggini burocratiche è concreto. Il controllo della legalità delle procedure è così stringente e perfino ossessivo da rischiare di paralizzare le stesse procedure. La politica sembra aver abdicato alle proprie responsabilità tanto da declinarle in incredibili riffe nella consegna dei prefabbricati alle famiglie terremotate. Delle attività di ricezione non si ha più traccia e l’indotto, compresi i posti di lavoro, evaporati. La strada della Valnerina, quella che collega Triponzo a Visso e, peggio, quella che, attraverso le gallerie, collega Norcia alla Salaria, la Tre Valli, rischiano di rimanere intransitabili per anni condannando tutto quel comprensorio ad una irrimediabile marginalità. Il modello organizzativo scelto per la ricostruzione è nuovo ma non appare di certo il più funzionale. Intanto, Norcia è diventata la passerella per politici, artisti, sportivi, che un giorno sì e l’altro pure si preoccupano di rassicurare sull’impegno delle istituzioni per la ricostruzione, sulle disponibilità finanziarie per avviare e concludere la titanica opera, sull’arrivo, ancora atteso, delle casette prefabbricate. Si succedono inchieste televisive, reportage, interviste. Ma i terremotati sono sempre più increduli, molti forzatamente accolti in alberghi anche a decine di chilometri da quelle che erano le loro case, ora inagibili, sradicati da una aggregazione sociale che pure in quelle zone è molto forte.
Per non parlare dei danni indotti, quelli nella parte dell’Umbria che il terremoto non ha dovuto sopportare ma di cui sopporta le conseguenze. E di certo non saranno sufficienti per convincere di nuovo i turisti a venire, spot mandati in onda in orari improbabili affidati a personaggi conosciuti, colti ma non umbri e ad alcuni neppure simpatici.
E’ giunto il momento per dircelo, senza acrimonia, senza strumentalizzazioni, al di là delle divisioni della politica: là, nelle zone del terremoto, le cose non vanno, la valutazione dei danni agli edifici va a rilento, della ricostruzione non c’è ancora traccia, l’emergenza sotto molti aspetti ha tardato ad offrire soluzioni, l’approccio, troppo compassionevole e paternalistico da parte dei politici e degli amministratori ha impedito di parlare da subito con chiarezza e sincerità ai terremotati.
Troppe promesse e poche verità. E queste obbligherebbero a dire che la ricostruzione, perché il terremoto è stato davvero distruttivo, sarà difficilissima, lunga, complicata, gli ostacoli da superare innumerevoli, le risorse necessarie inimmaginabili. Questo doveva essere detto subito ai terremotati non facendo certo mancare loro solidarietà, vicinanza, disponibilità ma anche altrettanta sincerità. Invece è mancata e oggi è il motivo del rancore di tanti. Forse ancora c’è tempo per recuperare la fiducia e la comprensione, bisognerebbe solo pensare di più al bene comune dei terremotati, al loro futuro e meno alla esaltazione di chi è accorso e di chi presenzia, nessuno escluso.

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02 feb

L’epopea delle Province

(mio articolo sul Corriere dell’Umbria del 2 febbraio)

Continua l’epopea delle Province. Da cardine delle amministrazioni locali che furono nell’Italia post unitaria, da primo presidio democratico sovra comunale di ordine costituzionale fino alla nascita delle Regioni, a cimitero dei politici, strumenti di mala politica, covi per una casta famelica, simbolo di una politica da archiviare e dimenticare.

Così è stato detto anche con una campagna con cui, politici di ogni parte con Grillo in testa, guru del giornalismo politico e autori di (male)inchieste, hanno tambureggiato giorno dopo giorno contro le Province, discettato sulla loro costosa inutilità, sul tutto il peggio che, secondo loro, vi allignava. Allora il prode Renzi, pur ex Presidente di quella di Firenze, per accondiscendere ai tanti detrattori delle Province, consegnò nelle mani del mite Del Rio il piccone per picconarle. Prima arrivò una legge che le svuotò di funzioni, di rappresentanza democratica, di finanziamenti e poi un disegno di legge costituzionale che proponeva di abolirle, cancellarle tout court. Sappiamo come è andata. Il referendum è stato vinto a furor di popolo dai NO, le Province rimangono, anzi, rimangono le rovine della province ormai alla mercé delle scorribande di politici locali che senza alcun mandato popolare, continuano a frequentarle, a farne brandelli di clientelismo, senza alcun controllo democratico e anzi, riscoprendo le peggiori abitudini fatte di inciuci e connivenze trasversali. Intanto si è disperso uno straordinario patrimonio di competenze e capacità perché centinaia di dipendenti, demotivati e spesso anche umiliati, sono stati costretti ad andare ad occuparsi di altro o peggio a non occuparsi di nulla.

Poi all’improvviso, è storia di queste ultime settimane, ci si accorge, non senza stupore e perfino anche con indignazione, che nell’Italia delle province, quella periferica, lontana dalle città, fatta di paesi e frazioni, quando avvengono catastrofi naturali come in Abruzzo e a Rigopiano non funziona più nulla. Non si spalano le strade dalla neve perché non più disponibili mezzi e neppure uomini, nessuno rimane all’allerta pronto a ricevere telefonate o mail di richieste di aiuto, gli edifici scolastici spesso rimasti senza manutenzione e neppure vigilanza, con gli alunni a seguire le lezioni con addosso i piumini per riscaldarsi. Ed ora lo scaricabarile di competenze, ignobile, erede della miglior tradizione dell’italietta.

Solo di fronte alle tragedie ci si rende conto che ancora una volta si è smontato quello che c’era senza sostituirlo con nient’altro. Quello che oggi indigna è che i soloni che qualche mese fa riempivano le colonne di prestigiosi giornali, imperversavano con dichiarazioni nelle TV parlando e sparlando delle Province incitando alla loro cancellazione, ad una archiviazione la più veloce possibile, oggi tacciono e non hanno proposto una sia pur timida autocritica. E i politici, quelli che si sono gonfiati il petto nell’assegnarsi il merito di aver svuotato e cancellato le Province, di avere, a loro dire, tagliato le spese della politica, di aver risposto alle sollecitazioni, a pulsioni demagogiche e populiste, non si sono neppure resi conto che quando si infilano le mani, per di più inesperte, nei meccanismi di governo, in quelli della pubblica amministrazione, bisognerebbe essere cauti e prudenti perché a sfasciare si fa presto ma poi si lasciano interi territori in balìa della prima nevicata, le scuole sguarnite e quel che peggio migliaia di cittadini con la sensazione di essere stati lasciati soli.

Ora non rimane che attendere, sulle Province, un prevedibile dietro front ma dopo che danni e disperazione non sono più recuperabili, dopo che uno storico reticolo organizzativo territoriale è stato malamente disperso e solo per dar retta a chi è solito predicare, seguire il tribuno del momento ma mai incedere con prudenza , saggezza e un pizzico di umiltà.

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01 feb

RENZI

Rattrista assistere ad un ex Presidente del Consiglio che tante speranze aveva suscitato e sul quale in molti avevano scommesso, affidarsi ora solo a dichiarazioni rancorose e che non offrono a chi le fa e neppure al suo partito una prospettiva seria.
Il segretario del partito di governo dovrebbe essere investito di assoluta serietà e serenità e particolarmente di responsabilità nel contribuire a fare una legge elettorale che garantisca una possibile governabilità.
Renzi non può fare il Grillo perché volente o nolente ha delle responsabilità alle quali non può abdicare

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21 gen

La questione dei cattolici

(mio articolo sul Corriere dell’Umbria del 21 gennaio)

Torna, almeno in Umbria, la questione cattolica. Ha aperto il fronte l’On. Verini esaltando in un suo articolo su questo giornale, l’impegno forte dei vescovi dell’Umbria in una terra sempre più martoriata dal terremoto ma anche da tanti disagi sociali. Poi l’autorevole intervento del Cardinale Bassetti che conferma l’impegno della Chiesa chiamando però ad una maggiore consapevolezza anche la politica. Infine il Sottosegretario Bocci che, di seguito, auspica una maggiore progettualità da parte della politica. Tutto giusto, tutto sacrosanto solo se non mancassero i protagonisti. I cattolici in politica.
E’ indubbio l’impegno straordinario dei vescovi e dei preti, l’attenzione, sia pure distratta, alle loro iniziative da parte delle Istituzioni, anche lo straordinario impegno nel sociale dei movimenti e delle organizzazioni cattoliche che però ormai rimangono nella pre politica, senza più un impegno diretto, organizzato e dunque davvero incisivo. E Dio sa quanto sarebbe importante a questo punto della nostra storia, ritrovare nella politica un impegno unitario e organizzato dei cattolici. Non è che oggi i cattolici non facciano politica, non è che non militino nei partiti, lo fanno però sparpagliati, per scelte personali e dunque con un grado di incisività pari a zero.
La campagna referendaria dello scorso mese poteva , per sua natura, rappresentare il momento più opportuno per rivedere i cattolici in prima fila, non più divisi. Nel 1946 fu proprio la determinazione unitaria, nella Democrazia Cristiana, che permise ai cattolici di imprimere un segno decisivo in quella costituzione che ancora oggi è la Carta di tutti noi. Furono i protagonisti della ricostruzione dell’Italia post fascista. Oggi invece neppure un confronto, quello referendario, che poteva essere meno inquinato da divisive logiche partitiche, è riuscito a ricomporre la diaspora dei cattolici. E’ insufficiente allora ricordare, sia pure con ammirazione, l’impegno dei vescovi, dei movimenti cattolici, la presenza di quella straordinaria solidarietà caritatevole diffusa, se poi là dove si fanno le scelte, in Parlamento ma anche nei Consigli regionali e comunali, i cattolici, perché divisi e in qualche occasione anche pavidi, non riescono a far prevalere le loro idee per esempio sulle unioni di fatto, a dire una parola di chiarezza sui fantomatici registri delle coppie di fatto, sulla organizzazione dei consultori, più abortifici che ambulatori di prevenzione, su una legislazione a favore delle famiglie e, infine, come con forza predica Papa Bergoglio, per far aprire le porte e i cuori ad una disperata immigrazione di dimensioni bibliche respingendo invece pulsioni xenofobe che ormai allignano anche tra tanti credenti e sempre più tra la “benpensante” opinione pubblica.
La sensazione è che, lo dico in generale e non specificatamente a qualcuno, si continui ad indugiare nelle lodi dell’impegno pre politico dei cattolici, dimenticando che storicamente dalla Rerum Novarum, come richiamava Bocci, questo c’è sempre stato anche in Umbria grazie ad alcuni preti illuminati che tra l’altro fecero nascere cooperative di Credito, e prima ancora i Monti Frumentari e di Pietà che contribuirono a sollevare i contadini piegati dalla mezzadria e gli artigiani da una povertà endemica. Se in tempi assai difficili, l’impegno sociale dei cattolici ebbe successo e fu protagonista del cambiamento e della modernizzazione dell’Italia è perché fu seguito e sostenuto da una presenza unitaria e militante dei cattolici in politica.
Oggi si discute su una nuova legge elettorale proporzionale. Storicamente e nei fatti questa potrebbe, teoricamente, essere la palestra giusta per un rinnovato e comune impegno ma, senza farsi illusioni, difficile da guadagnare perché il contesto è un altro, perché nel frattempo è profondamente cambiata anche la Chiesa, mondiale, senza più predilezioni, con un Papa che è, più che vescovo di Roma, per un francescanesimo universale . Allora avranno ragione quelli che prediligono la presenza organizzata dei cattolici solo nel sociale, così sarà naturale ricevere diuturni elogi per l’impegno ma altrettanto scarsi riconoscimenti e sicura ininfluenza nelle sedi istituzionali.

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10 gen

Il terremoto di serie B

(mio articolo sul Corriere dell’Umbria del 10 gennaio)

Il terremoto è stato per noi umbri, seppur in negativo, il protagonista dell’anno appena passato.
Tuttavia sembra che ancora in molti non abbiano ben focalizzato l’entità della catastrofe che va ben al di là dei pur ingentissimi danni materiali alle abitazioni, ai monumenti, agli edifici pubblici.
Norcia, ma anche altri centri della Valnerina come Preci, hanno subito una vera e propria devastazione che necessiterà, non ci si faccia illusioni, lustri, per una completa ricostruzione, per il restauro delle chiese e la messa in sicurezza degli edifici. Ci sarà poi, e questo sarà l’impegno più grande, da ricostruire un tessuto sociale, economico, di comunità, che il terremoto ha sconvolto quanto e più le abitazioni.
In queste settimane abbiamo assistito ad una vera e propria sfilata di politici, nazionali e regionali, rappresentanti di governo e di partiti. Dal Presidente della Repubblica ai due Presidenti del Consiglio che si sono succeduti. Non è mancato nessun ministro a manifestare solidarietà ed anche a rilasciare interviste alle TV . Un vero carosello di presenzialismi. Questi fari perennemente accesi sul palcoscenico delle zone del terremoto hanno però spinto in fondo alla lista delle emergenze le conseguenze che tutti gli umbri, non solo i terremotati, stanno subendo a causa del terremoto; la questione è grave quanto i danni diretti provocati dal sisma.
I danni indiretti, la drammatica contrazione dei flussi turistici, una immagine gravemente compromessa della nostra Regione, una contrazione delle attività commerciali, un impoverimento reale di tutti gli umbri, sembrano non essere ancora stati compiutamente valutati.
Il terremoto ha direttamente investito circa 6000 cittadini, tanti, ma meno dell’1% di tutti gli umbri mentre la conseguente contrazione del 40-60% del flusso turistico regionale, la grave sofferenza del comparto commerciale ed artigianale sta davvero mettendo in ginocchio tutta l’Umbria.
Quello che appare con evidenza è che a fronte di una sacrosanta mobilitazione nei comuni terremotati, del grande slancio solidaristico, di un impegno corale che in qualche caso rischia di essere perfino confuso con maldestre tentazioni di protagonismo, emerge con maggiore nettezza che c’è un terremoto ancora in parte disconosciuto, non del tutto apprezzato e valutato, quasi di serie B, che riguarda tanti altri umbri che non hanno avuto danni nelle loro abitazioni, nelle chiese, nei monumenti, che non sono sfollati ma che sono altrettanto terremotati nella loro quotidianità, nelle attività legate al turismo, al commercio, all’artigianato che pure sono trainanti per l’economia regionale, ignorati da una informazione che è naturalmente portata a generalizzare e a puntare gli obiettivi sulle immagini che fanno più notizia.
Queste feste natalizie sono state davvero tristi per gli sfollati, ma anche per chi nei borghi umbri era abituato ad assistere ad uno straordinario flusso turistico, a vedere tanta gente. Quest’anno le strade, i vicoli, le chiese dell’Umbria sembravano vivere in una specie di coprifuoco. In pochi giravano, i ristoranti vuoti come gli alberghi.
Quello che c’è da chiedere, dopo aver preso atto di tutto questo, è un intervento straordinario, della Regione ma anche dal governo nazionale affinché si veicoli finalmente una informazione equilibrata che racconti agli italiani, ma anche al mondo, che in Umbria c’è stato il terremoto, che è crollata la chiesa di San Benedetto e anche Sant’Eutizio ma che quasi tutta l’Umbria c’è ancora, bella come sempre, accogliente, intatta. Serve una grande campagna informativa e pubblicitaria, evitando magari improvvisazioni improvvide come quella del “fertilty day” proposta ad Assisi, favorendo invece un progetto organico e ben pensato di informazione, uscendo dal nostro perenne provincialismo che ci fa immaginare sufficiente l’appello dell’assessore di turno, ricorrendo invece a prestigiosi testimonial, magari umbri ma conosciuti e apprezzati nel mondo. Ne abbiamo di attrici, uomini di cultura, sportivi, artisti, che potrebbero essere chiamati a fare squadra, a sostenere una causa comune: far riscoprire al mondo l’Umbria, aiutarci a ricominciare a vivere. Potrebbe essere semplice, basta pensarci e farlo, evitando inutili autoreferenzialità.

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08 gen

La morte di Leonello Radi

Con Leonello Radi scompare un appassionato folignate, un umbro sempre pronto a difendere le ragioni del nostro territorio, un convinto assertore dell’ impegno sociale dei cattolici, un protagonista della proposta culturale non solo di Foligno ma dell’intera regione. Fece di Nemetria uno straordinario strumento di approfondimento culturale sulla necessità che i cattolici continuasseo ad essere protagonisti per il riscatto di quelli che si trovano più in difficoltà. Leonello è stato un riferimento per intere generazioni, un esempio di cattolico militante. Mancherà tanto a tutti noi ma anche agli umbri che l’ hanno conosciuto e apprezzato, che hanno condiviso il suo entusiasmo, un’ opera che rimarrà nei nostri cuori e scolpita nella storia delle nostre genti. Grazie Leonello e riposa nella Grazia di Dio.

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