01 mag

Per la politica non basta cambio generazionale

business plan writers in sa L’indiscreto
Mio articolo su Il Messaggero del 1 maggio

resume writing service guarantee Durante la campagna elettorale in pochi si illudevano su una rapida soluzione della crisi politica ma che dopo due mesi dalle elezioni non si intravedesse uno straccio di accordo tra i partiti, nessuno lo immaginava. Tra dichiarazioni categoriche, insulti, tranelli, finti abboccamenti, sfilate, anche a piedi, verso il Quirinale, quotidiane ma fasulle assicurazioni di voler solo il bene dei cittadini, il governo ancora non c’è .
Le scorie di una pessima campagna elettorale fatta di promesse roboanti, di abbattimenti di tasse, della pensione per tutti, di redditi di cittadinanza e chi più ne ha ne metta, hanno ammorbato l’aria della politica senza che nessuno dei giovani protagonisti avesse pensato di avanzare qualche proposta per possibili e pur necessarie future convergenze.
A questo si aggiungano le smodate ambizioni di giovinastri, in politica al massimo da qualche anno, che si sono messi in testa di essere dei leader e per questo ritengono irrinunciabile per se stessi entrare a Palazzo Chigi a fare il Presidente del Consiglio ma anche capaci solo di esercizi muscolari, sassaiole politiche oppure nella ricerca per se stessi della pagina sul rotocalco della domenica. Deserti invece i corridoi della politica, il transatlantico di Montecitorio, i discreti oratori dove un tempo si ricercavano i compromessi per governare insieme.
La nostra, quella italiana, non è una crisi politica, almeno non solo. E’ una crisi generazionale. Dopo che per anni ci siamo sentiti dire che era necessario un rinnovamento dei politici, dopo aver svuotato il Parlamento dei vecchi e rimpiazzati con una massa di ragazzotti che solcano i luoghi della politica in jeans, scarpe di pezza e zaino, spesso anche nullafacenti ma perennemente a chattare, gli italiani si accorgono che non è sufficiente essere imberbi per fare bene la politica ma è richiesta serietà, dedizione, preparazione, adeguati tirocini e altrettanta ponderazione.
Queste però sono capacità che generalmente si acquisiscono non per grazia ricevuta ma con le intermediazioni dei corpi sociali, partiti, le parrocchie, sindacati, organizzazioni di categoria che oggi o sono evaporati o talmente indeboliti da essere sostituiti dai social, dalle piattaforme informatiche.
Se non si troverà la volontà di ricominciare a formare i nostri giovani, a spiegargli che le scorciatoie a cui si accede attraverso i tablet e le tastiere, non sono sufficienti per diventare politici capaci ma, sfuggendo dal virtuale, riscoprendo il mondo reale, quello di tutti i giorni, fatto di fatiche e sudori, troveremo uno straccio di governo. Diversamente rischieremmo di aver bruciato un’altra generazione di giovani cresciuti, per colpa delle nostre indulgenze, nella presunzione di una cultura raffazzonata e anch’essa solo virtuale.
Intanto per evitare rischi ed inconcludenze, in politica cerchiamo di riaffidarci, almeno un po’, a quelli che hanno un pizzico di esperienza e qualche anno in più, potrebbe essere una ricetta semplice ma risolutiva.

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06 apr

La crisi del PD

help to write application letter La crisi del PD, anche umbro, è dimostrata dalle dichiarazioni entusiastiche dell'(ex) segretario regionale Leonelli sulla revisione dei vitalizi degli ex consiglieri. Un populismo che mortifica quella politica un tempo impegnata sulle questioni infrastrutturali, sulla economia, sulla disoccupazione e sul lavoro, sul credito, su una agricoltura oggi invece strozzata da mancanza e ritardi di contributi europei che la regione non risolve, su una sanità oggi invece praticamente appaltata ai privati e alla libera professione e che ha ormai molto poco di pubblico. Ma, Madama la Marchesa, va tutto bene, oggi siamo felici perché abbiamo tolto 400, 500 euro a qualche decina di vecchi ex consiglieri regionali settantenni, ottantenni o alle loro vedove.
In realtà di questo PD non abbiamo bisogno, anzi non ne hanno bisogno gli umbri perché per le vendette retroattive ci sono già altri ragazzotti e perché la storia della sinistra umbra, e lo dice un democristiano, è fatta di storie, impegni, donne e uomini ben diversi. Questa è la storia di un declino temo davvero inarrestabile. È
E lo temo non perché áuguri lunga vita alla sinistra ma perché quelli che vengono non offrono alcuna garanzia per la nostra Umbria di oggi e di domani.

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03 apr

Norcia: la strana storia del sequestro

can you hire someone to write a business plan ( mio articolo su Il Messaggero del 3 aprile)

essay writers needed Il sequestro del Centro Polivalente di Norcia, finanziato dal Corriere della Sera e dalla 7, ha scatenato una immaginabile tempesta di polemiche e messo sul banco degli imputati la Procura di Spoleto, rea di aver inviato avvisi di garanzia al Sindaco e al progettista, archistar, Stefano Boeri.
C’è da chiedersi tuttavia cosa altro avrebbe potuto fare il giudice a fronte, stante le norme, di una irregolarità edilizia, al cospetto di un edificio chiaramente strutturato per rimanere definitivamente e non certo classificabile come struttura temporanea. Sorge anche l’interrogativo come sia stato possibile che un famoso architetto, il Sindaco e perfino la Protezione civile, abbiano potuto immaginare che quel popò di Centro Polivalente potesse essere inteso come struttura provvisoria o almeno da “intendersi come struttura suscettibile di un impiego, anche durevole, perlomeno fino al momento in cui le opere di ricostruzione non garantiscano un ritorno alle condizioni precedenti l’evento” . Poi, passato il terremoto, terminata la ricostruzione, chi si sarebbe preso la briga di demolirlo? Suvvia, non prendiamoci in giro!
Diciamolo chiaramente: quel Centro Polivalente è stato edificato per rimanere e questa era l’intenzione dei promotori che non avrebbero scomodato Boeri per mettere in piedi una struttura solo provvisoria e lo stesso non si sarebbe impegnato per una struttura temporanea da abbattere appena passata l’emergenza. Non è una colpa ma bisognava dirlo ed agire di conseguenza cambiando le normative e non aggirandole.
Se sorprende il comportamento degli attori messi sotto accusa, se appare sproporzionato, inutile ed impopolare il sequestro dell’opera, tutto questo pasticcio è conseguenza di una gestione della ricostruzione a dir poco sbagliata e fallimentare.
A fronte di una drammatica lentezza della ricostruzione che rimane una chimera, il non aver proposto e approvato una legge speciale per i comuni colpiti dal sisma che avesse fatto piazza pulita di ogni aberrazione burocratica, di norme fatte per tempi normali e non eccezionali come quelli che si vivono nelle zone del terremoto, archiviare, almeno temporaneamente, i vincoli conseguenti alla insistenza del Parco dei Monti Sibillini, eliminare la pluralità di sovrapposte competenze affidandole esclusivamente e totalmente al Sindaco pro tempore, avrebbe evitato interventi come quello della magistratura spoletina che, a fronte di una normativa invariata, si è trovata nella obbligatorietà dell’atto dovuto.
Quello che stupisce è che celebrati architetti, importanti testate giornalistiche, abbiano potuto immaginare che solo per il motivo che gli interventi erano stati da loro progettati e finanziati potessero bellamente ignorare le attuali disposizioni di legge. Questa, se non è ignoranza, è arroganza.
maurizioronconi@gmail.com

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12 mar

Mai il voto è per sempre

mio articolo sul “Il Messaggero del 12 marzo

Sconfitta, tracollo, disfatta.
Dopo settanta anni finisce qui l’egemonia della sinistra in Umbria. Un fatto storico, perfino sconvolgente per chi in Umbria vive e qui ha fatto politica. Una società regionale pervasa da sempre dal potere della sinistra: la burocrazia regionale, provinciale, i comuni, l’organizzazione sanitaria, i sindacati, tutto faceva riferimento ad un potere che nel giro di una notte è evaporato, si è sciolto. Settanta anni di storia, uomini e donne che l’anno fatta, sepolti da una slavina di schede elettorali.
La vicenda appare così incredibile, perfino così truculenta, da assomigliare ad un sogno, oppure ad un incubo a secondo di chi assiste allo spettacolo.
Il PD si è accapigliato per settimane su collegi elettorali che apparivano tutti comunque in grado di eleggere i candidati della sinistra per accorgersi la mattina del 5 marzo che i supposti protagonisti erano stati tutti rispediti a casa. Eppure loro avevano fatto una campagna elettorale impegnativa, tanti incontri, manifestazioni, dibattiti, mentre gli altri, i loro avversari, erano di diritto iscritti alla rubrica “Chi l’ha visti”. Tranne pochissime eccezioni, l’ordine era di rintanarsi a casa, non rispondere al telefono, men che meno attaccare qualche manifesto, meglio ancora, farsi una vacanza o al massimo qualche cazzeggio al bar. Tanto la vittoria l’avrebbe garantita la rabbia della gente e la sordità di un PD ormai politicamente stremato. Eppure sono stati bocciati, e dispiace, anche candidati che hanno dato molto alla nostra regione, che sul campo hanno dimostrato serietà, onestà e capacità. Ma lo tsunami , come sempre, ha travolto tutto senza distinzioni, il male ma anche il bene.
Attenzione però. L’elezione era su scala nazionale, si giudicava quanto fatto dalla maggioranza di governo e soprattutto il leader del PD. Alle prossime regionali la voglia di cambiare rimarrà intatta, anzi, ancora più forte, metodi e strumenti di governo giudicati severamente, i protagonisti di oggi probabilmente non assolti, ma la voglia di sicurezza, di tranquillità, poter coltivare certezze e speranze per figli e nipoti, la voglia di affidarsi a partiti e movimenti che sappiano declinare meglio fiducia e credibilità rispetto a volontà rivoluzionarie e becere, dopo la clamorosa protesta, tornerà ad essere apprezzata. Questo varrà per tutti, anche per l’incerottato PD di oggi

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05 mar

Il Tracollo del PD

Tracollo epocale della sinistra in Umbria che consegna la regione ad una destra radicale e populista.
Nel Pd si dovrà necessariamente aprire un confronto definitivo per capire se esistono ancora le ragioni della presenza di una sinistra presuntuosa, litigiosa ed autoreferenziale oltre che culturalmente non idonea.
Gravi responsabilità anche dei moderati schierati sia a destra come a sinistra che per riconosciuta incapacità politica, per l’arroganza che li ha contraddistinti, per l’assoluta povertà di proposta, sono definitivamente riusciti ad annientare politicamente una presenza che pure sarebbe stata tanto utile.
Ora l’unica speranza è che i protagonisti di tanto tracollo scelgano un altro mestiere.

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14 gen

Cattolici: una militanza che non c’è

Lo ius soli, la cittadinanza ai giovani nati in Italia, non sarà legge, almeno per ora. Inutile ed anche scorretto tirare il Presidente della Repubblica per la giacca atteso che non è nelle competenze costituzionali del Presidente “convincere” le Camere ad approvare una qualsivoglia legge.
Sono anni che si discute in Parlamento di una nuova legge di cittadinanza. Purtroppo è anche divenuto argomento di strumentalizzazione politica ed elettorale. Questo can can mediatico e politico è servito solo a garantire spazi di visibilità a partiti che altrimenti poco altro avrebbero da proporre ai cittadini e soprattutto a far lievitare un rancore anti migranti.
Una vera e propria mutazione sociale in una Italia che da sempre è stato Paese di migranti, che con i milioni di emigranti ha contribuito in modo importante alla crescita di interi Paesi ed anche continenti. Gli Stati Uniti, l’America Latina, il Nord Europa sono stati i teatri dell’epopea degli italiani che con le loro fatiche, in non rare occasioni perfino il martirio ma anche con il loro ingegno, hanno offerto uno straordinario contributo a quei Paesi. Siamo stati anche complici del radicarsi di una malavita che spesso e, in qualche occasione ingiustamente, è stata identificata negli immigrati italiani.
Fatto è che generazioni sono cresciute nell’insegnamento civile e scolastico, nella consapevolezza che troppo spesso i nostri connazionali, obbligati dalla miseria, erano sfruttati e mal sopportati nei Paesi che pure li accoglievano. I minatori in Belgio, gli approdi ad Ellis Island con le mortificanti marchiature sulla schiena, ci avevano resi solidali con chi migrava per necessità. Questo aveva fatto maturare in Italia una particolare sensibilità all’accoglienza, alla disponibilità verso chi stava peggio. Tra tanti difetti, questo era un carattere distintivo degli italiani che pure avevano trovato nella Chiesa “militante” e nei partiti affermatisi nel dopoguerra, motivi di incoraggiamento, una capacità di interpretare il comune e popolare sentire.
Da anni ormai la Chiesa italiana ha scelto di ritirarsi dalla “militanza” per esercitare invece una presenza spirituale e per di più con Francesco di tipo francescano ed universale. Tutto probabilmente ineludibile e frutto dei tempi ma che ha determinato anche in Italia una mutazione sociale, una laicizzazione progressiva, una distinzione radicale, perfino concorrente, tra vita civile e religione, come fossero parti separate, così come è successo da tempo in altri Paesi, Stati Uniti, Nord Europa ed ora anche nei Paesi iberici. Alla Chiesa si consente la testimonianza ma si arriva a mal sopportare le prediche a favore del solidarismo universale, dell’accoglienza e della cittadinanza.
Chissà se ritornerà il tempo in cui la Chiesa si convincerà della necessità di una nuova missione, della conversione dei popoli e non solo con la testimonianza universale.
In Italia per far lievitare nuovamente il carattere solidale, per soffocare la tentazione verso un soggettivismo egoistico, serviranno a poco prediche “ex cathedra” ma molto di più non lasciare spazio alle arrembanti inculture da social, tornare ad essere protagonisti anche nella vita civile e politica indicando, indirizzando, incoraggiando, donne ed uomini capaci con la loro militanza di far riguadagnare agli italiani quei caratteri distintivi che ci resero un popolo diverso ed ammirato da tutti che non si oppone ad accogliere tra gli italiani il bimbo nero che parla solo italiano, tifa la Roma e mangia gli spaghetti, che non sa neppure quale è il Paese da cui sono fuggiti i genitori.
Al contrario continueremo ad assistere a sperticati apprezzamenti per un Papa perché vicino agli operai, ai poveri, ai clochard ma giudicato altrettanto invadente e petulante se invita alla accoglienza degli immigrati. La doppia morale di chi rischia di non avere più né una morale né riferimenti di sana convivenza civile: un Paese senza anima.

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10 dic

Il grande pericolo della sinistra umbra

(mio articolo su Il Corriere dell’Umbria del 10 dicembre)

La legge elettorale è stata approvata, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, proposti i collegi elettorali. E’ tutto pronto, inizia la campagna elettorale che porterà al voto entro la metà del prossimo mese di marzo.
Una legge elettorale nuova con dei collegi maggioritari e con liste proporzionali collegate, senza possibilità da parte dell’elettore del voto disgiunto, ovvero se si vota il candidato “A” nel maggioritario, automaticamente il voto va anche alle liste collegate al candidato “A”. O viceversa.
Si avrà modo e tempo per parlare della legge elettorale delle sue positività ma anche di quello che non va. Interessante invece immaginare lo scenario elettorale in una regione rossa come l’Umbria dove matura la sensazione che con questa legge elettorale i risultati politici, stagnanti da decenni, potrebbero radicalmente cambiare.
In passato, anche recente, con leggi elettorali maggioritarie o anche proporzionali, in Umbria ci si era abituati a vittorie della sinistra, prima sempre schiaccianti , poi nel corso degli anni più incerte.
La prossima volta le cose potrebbero cambiare. Anzi, cambieranno di sicuro se l’approccio del PD non dovesse radicalmente mutare in senso inclusivo, se dovesse essere confermata quella autosufficienza già ampiamente dimostrata anche nelle ultime elezioni regionali.
Proprio nelle ultime regionali il Pd ottenne il 36% che sommato al 3,5 % dei socialisti darebbe un 39% equivalente al risultato del centro destra. Nel frattempo però il Pd si è indebolito dovendo tra l’altro sopportare la scissione da parte di D’Alema, Bersani e compagnia che pure in Umbria non saranno di certo fortissimi come nel passato ma sicuramente presenti ed in grado si sottrarre al partito di Renzi molti consensi. Con questa sottrazione la sinistra, da sempre dominante in Umbria, non sarebbe in grado di vincere da sola nessun collegio maggioritario. E visto che con questa legge elettorale senza voto disgiunto la candidatura del maggioritario sarà trainante anche per le liste proporzionali, la sconfitta della sinistra in Umbria potrebbe trasformarsi in un tracollo. A meno che nel Pd umbro si cambi immediatamente registro guadagnando la consapevolezza che i tempi d’oro sono finiti, che la congiuntura della politica obbliga a scelte diverse, che le disfide tra quattro gatti nei circoli non solo sono inutili ma soprattutto dannose, che non è il momento della supponenza ma della generosità e delle alleanze, che è necessario costruire coalizioni credibili e, a dirla con l’ultimo Renzi, cercare alleati a cui garantire pari dignità e, diciamola tutta, cedere qualche collegio maggioritario.
Non sarà una operazione facile per chi da sempre è abituato a fare da solo perché tanto era sufficiente per vincere, perché i moderati, potenziali alleati, rischiano di essere attratti da un centro destra che ha dalla sua il favore dell’esercizio della opposizione e può offrire l’emozione poco politica ma molto umana della rivalsa, perché anche nel recente passato, anche con Renzi, anche in Umbria, non è che ai moderati sia sempre stata riservata considerazione ed attenzione.
Da qui al voto, in poche settimane, il Pd, anche quello umbro è atteso, se lo vorrà, ad un mezzo miracolo perché non solo politico ma soprattutto di consapevolezza per costruire le ragioni di un centro sinistra 2.0, tutto nuovo, di stampo europeo, alla Macron o anche alla tedesca, vista la nuova grande coalizione che lì si sta ricomponendo, che marchi definitivamente le distanze da quella sinistra nostalgica, operaista e anche un pò astiosa, lasciando invece spazio a quella componente della società riformista, democratica e liberale.
Questa è l’unica strada per incoraggiare uno schieramento moderno in grado di opporsi a quella parte del centro destra lepenista e francamente post fascista e al neopopulismo rozzo del Movimento 5 Stelle.
Questa rigenerazione politica della sinistra non è né facile né scontata perché dovrà superare la prova della nostalgia e della tentazione del ritorno al passato che però significherebbe rincorrere un illusorio canto di sirene che l’avvierebbe verso una sconfitta epocale anche in quella che fu la regione rossa per eccellenza
.

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24 nov

L’uovo di Colombo

mio articolo su Corriere dell’Umbria del 24 novembre
Si riparla, molto, di Frecciarossa, di un collegamento ferroviario veloce tra Perugia e Milano.
Agli squilli di tromba della Regione hanno risposto i tamburi delle Ferrovie: si allestirà, sperimentalmente, un treno veloce in partenza da Perugia la mattina intorno alle 5 e che dopo tre ore e mezza depositi il passeggero, magari ancora un po’ insonnolito, sulla banchina della stazione centrale di Milano.
E’ scoppiata la fine del mondo. Proteste da Terni, Spoleto, Foligno, Assisi, sindaci pronti a comunicati di fuoco per l’esclusione di queste città dalla nuova tratta. Un vero e proprio festival strapaesano in cui una regione piccola, fatta di città ancora più piccole, rivendica un servizio che nel resto d’Italia è riservato a comunità decine di volte più grandi e popolate, dimenticando per altro che un servizio come quello dei treni veloci, per essere giustificato, deve avere un bacino d’utenza in grado di sostenerne l’economicità e soprattutto una razionalità delle fermate proprio per mantenere le caratteristiche di treno veloce.
Le Freccerosse, quelle vere, che collegano le grandi città, hanno tutte come caratteristica essenziale le poche, pochissime fermate. Da Napoli i treni veloci sostano solo a Roma, Firenze, Bologna, raramente a Reggio Emilia, dove per altro è stata costruita una nuova e avveniristica stazione, e a Milano. Noi umbri oggi invece immaginiamo un treno veloce che prima di partire da Perugia, per altro ad un orario per viaggiatori insonni, provenga da Terni e con adeguate soste a Spoleto, Foligno, Assisi.
La sensazione è che o si sia persa la testa o che la demagogia pre elettorale abbia preso le mani e il cervello, a molti.
Invece di disquisire su un progetto per altro sperimentale e per come immaginato destinato ad un probabile fallimento, non si è ripensato e riproposto il progetto del raddoppio della Orte Falconara, e la realizzazione di una metropolitana di superficie utilizzando i tracciati della Centrale Umbra e della Foligno Terontola. La sola voce che in queste ore manifesta questa sensibilità e volontà è stata quella della Presidente della Giunta regionale. Nessun altro degli addetti ai lavori.
Il problema vero non è quello di un treno veloce, uno solo, che parta da Perugia ad orari antelucani bensì assicurare a tutta l’Umbria collegamenti intra regionali veloci e moderni che vadano a comporre una rete che permetta anche accessi comodi e anch’essi veloci alla rete nazionale delle Freccerosse.
In altri termini non serve un Frecciarossa alle cinque di mattina che nei fatti esclude i seicentomila umbri che non vivono a Perugia, ma una rete regionale finalmente al passo con i tempi, veloce e razionale nel servizio, con carrozze che ogni quindici minuti raccolgano passeggeri e che siano collegate anche con le stazioni extra regionali da dove si possa intercettare un vero Frecciarossa diretto al Nord o al Sud del Paese. Dall’altra parte anche il raddoppio della trasversale ferroviaria Orte Falconara, oggi vera opera incompiuta, permetterebbe finalmente agli umbri un nuovo collegamento veloce sulla direttrice adriatica.
Sembrerebbe l’uovo di Colombo, di facile soluzione e che non necessiterebbe neppure di un progetto perché in larga parte esistenti e che porrebbe la nostra regione su un piano di razionalità dei trasporti simile a quello delle regioni non solo italiane ma anche europee, più avanzate.
L’insistente volontà a derubricare questo progetto ben conosciuto e in passato anche sostenuto da chi governava l’Umbria, argomento sbandierato in tante campagne elettorali, farebbe immaginare proprio ad un tentativo di archiviazione proponendo solo un inutile collegamento per perugini sficati che da Perugia alle cinque di mattina debbano recarsi a Milano e scatenando nel resto della regione una reazione di stampo provincialistico che al massimo farà sarcasticamente sorridere il resto d’Italia e offrirà motivi per giudicare non riuscita una sperimentazione perché costosa e soprattutto inutile. Il risultato sarà un perdurante isolamento e un sistema ferroviario, anche regionale vecchio e inutilizzato dai più.

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24 ott

La nuova politica: gli insulti

Non basta la solidarietà alla Presidente della Regione per i volgari insulti ricevuti sul solito social; già in molti, giustamente hanno manifestato la loro vicinanza a Catiuscia Marini. C’è invece l’urgenza di una riflessione su come in realtà è ridotta la politica e quali sono ormai gli strumenti, se così possono essere definiti, dell’espressione politica.
Da sempre, già dall’antica Grecia, il politico è stato bersaglio della satira, anche quella più pungente e perfino irriverente, non di rado anche offensiva. Non che la satira non sia graffiante e, a modo suo, non incida sulle vicende politiche, ma in nome della libertà di espressione molto le è stato sempre concesso e non infrequentemente anche di superare i limiti generalmente definiti invalicabili dalla buona educazione e dal convivere civile. C’è una ampia letteratura, teatro, cinema e anche televisione in cui la satira si esercitava verso il politico di turno. E spesso coglieva nel segno raccogliendo anche risultati propriamente politici. Ma era pur sempre satira.
Oggi però è cambiato a cominciare proprio dal modo di fare politica che è profondamente trasformato, volgarizzato, permettendo valutazioni e giudizi non sempre ponderati e giustificati ma pubblici e resi accessibili a tutti. Per sberleffare il politico di turno non si ricorre più alla satira ma ai social e ai post su di essi.
Perfino un comico come Grillo che della satira ha fatto il motivo del proprio successo, l’ha abbandonata per dedicarsi all’insulto politico attraverso il web; più comodo, meno difficile, più diretto.
Un tempo, fino a non molti anni addietro, l’esercizio politico era certo libero ma anche riservato a chi per passione e dunque anche con qualche principio di conoscenza e approfondimento, era impegnato non in modo solitario ma collegialmente alla vita di un partito e a tutti i riti conseguenti: incontri in sezione, convegni, approfondimenti, congressi, selezione democratica. Tutto questo rappresentava un argine , una specie di difesa della politica rispetto ad intrusioni di coloro che erano solo smaniosi di insultare e sbeffeggiare.
Non ci sono più i partiti, neppure le loro sezioni, in piazza si discute di altro, le riflessioni hanno lasciato spazio alle grida, le piazze sono solo virtuali dove senza barriere e spesso con il camuffamento dello pseudonimo c’è libertà di insulto, di volgarità di ogni tipo e per di più sfuggendo a qualsiasi contraddittorio. E’ l’esaltazione della anarchia della militanza politica.
Non che non si faccia più politica ma la si fa male evitando la gavetta, gli esempi degli anziani, l’approfondimento, tutti sono autorizzati a sentenziare su tutto, quasi sempre a sproposito e non infrequentemente in modo anche triviale.
Purtroppo i politici di oggi, quelli veri, si sono adeguati al deserto delle piazze, all’inesistenza dei partiti e scoprendo il mondo nuovo dei social si sono illusi che gli stessi avrebbero potuto sostituire quello che non c’è più, che attraverso i social avrebbero potuto comunicare ed apparire con successo ed incisività dimenticando però che non c’è più la selezione esercitata dalla passione politica e i loro interventi raggiungono indistintamente tutti anche coloro che della inciviltà hanno fatto modello di vita.
Non si giustificano comportamenti e frasi offensive ancora più gravi quando sono rivolte ad una donna ma questo nuovo humus fatto di superficialità, ignoranza e volgarità si può combattere non tanto con le doverose e scontate espressioni di solidarietà ma soprattutto inaugurando una nuova stagione di consapevolezza in cui la scuola si riappropri della funzione educatrice e renda consapevoli non solo i giovani ma anche le loro famiglie, una specie di rialfabetizzazione di massa rispetto alla quale anche i politici dovrebbero fare la loro parte riponendo grida, schiamazzi ed insulti, riscoprendo invece una maggiore pacatezza, capacità di ascolto e soprattutto studio e approfondimento.

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03 set

La fuga di Errani

(Mio articolo sul Corr dell’Umbria)

Ormai è ufficiale: Errani se ne va, abbandona.
Considerando che Errani, giusto un anno fa, aveva ricevuto l’incarico di Commissario straordinario per la ricostruzione, dalla decisione assunta si può dedurre che la ricostruzione è avviata e in fase avanzata oppure, al contrario, che il fallimento è stato totale ed è meglio togliere il disturbo o, infine, che, come qualcuno dice, Errani vuole candidarsi al Parlamento e dunque smanioso di allontanare un fardello politicamente insostenibile.
Al di là dei quotidiani proclami trasudanti soddisfazione e anche auto celebrativi, delle almeno settimanali transumanze politiche nelle zone terremotate con relative promesse, dichiarazioni e comparsate televisive, basta andare da quelle parti per rendersi conto dei ritardi drammatici che un modello di ricostruzione sbagliato, inapplicabile, inaffidabile, ha determinato.
Ad oggi non si parla ancora di ricostruzione pesante, i progetti presentati di ricostruzione leggera si contano sulle dita delle mani, le macerie per lo più sono ancora là dove le ha fatte ruzzolare il terremoto, le attività produttive languono tant’è che gli operatori economici iniziano a protestare pubblicamente, molte strade sono ancora impercorribili spezzando, ormai definitivamente, collegamenti essenziali, i moduli abitativi che dovevano essere piazzati entro Pasqua in larga parte non lo saranno neppure per Natale, le stalle per ricoverare il bestiame in molti casi sono di là da venire. Intanto sono state emesse ben 35 ordinanze, l’ultima fatta per correggere le precedenti con un conseguente paralizzante caos normativo ed una inestricabile burocrazia.
La gente è esausta per le inutili trafile davanti agli uffici per la ricostruzione, impossibilitati da parte loro ad offrire soluzioni. Cala in quelle zone una drammatica assuefazione alla provvisorietà, alla incertezza, che potrebbe spingere ad una definitiva emigrazione di abitanti e di attività produttive.
In questa situazione il Commissario straordinario per la ricostruzione ( che ancora non c’è) se ne va.
Senza giri di parole, con schiettezza: o Errani è un pusillanime che di fronte alla drammaticità e al fallimento della ricostruzione preferisce sottrarsi ed andarsene, oppure le divisioni, i litigi nella così detta cabina di regia hanno reso impossibile la prosecuzione di un impegno annunciato a suo tempo con squilli di trombe e dichiarazioni roboanti di un tronfio Renzi.
C’è però anche una terza ipotesi. L’abbandono di Errani frutto della lotta fratricida nella sinistra con lo stesso determinato a candidarsi in Parlamento in una formazione concorrente a quella di Renzi e dunque una sopravvenuta incompatibilità politica con il rischio di trasformare le zone del terremoto nel campo di battaglia elettorale della sinistra. Questo sarebbe perfino più distruttivo del terremoto, soprattutto per la sinistra.

maurizioronconi@gmail.com

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