03 set

La fuga di Errani

http://drugrehabfortworth.net/prix-Cialis-20-mg-Belgique achat Cialis (Mio articolo sul Corr dell’Umbria)

http://www.erohig.hu/Inderal-espagne Inderal espagne Ormai è ufficiale: Errani se ne va, abbandona.
Considerando che Errani, giusto un anno fa, aveva ricevuto l’incarico di Commissario straordinario per la ricostruzione, dalla decisione assunta si può dedurre che la ricostruzione è avviata e in fase avanzata oppure, al contrario, che il fallimento è stato totale ed è meglio togliere il disturbo o, infine, che, come qualcuno dice, Errani vuole candidarsi al Parlamento e dunque smanioso di allontanare un fardello politicamente insostenibile.
Al di là dei quotidiani proclami trasudanti soddisfazione e anche auto celebrativi, delle almeno settimanali transumanze politiche nelle zone terremotate con relative promesse, dichiarazioni e comparsate televisive, basta andare da quelle parti per rendersi conto dei ritardi drammatici che un modello di ricostruzione sbagliato, inapplicabile, inaffidabile, ha determinato.
Ad oggi non si parla ancora di ricostruzione pesante, i progetti presentati di ricostruzione leggera si contano sulle dita delle mani, le macerie per lo più sono ancora là dove le ha fatte ruzzolare il terremoto, le attività produttive languono tant’è che gli operatori economici iniziano a protestare pubblicamente, molte strade sono ancora impercorribili spezzando, ormai definitivamente, collegamenti essenziali, i moduli abitativi che dovevano essere piazzati entro Pasqua in larga parte non lo saranno neppure per Natale, le stalle per ricoverare il bestiame in molti casi sono di là da venire. Intanto sono state emesse ben 35 ordinanze, l’ultima fatta per correggere le precedenti con un conseguente paralizzante caos normativo ed una inestricabile burocrazia.
La gente è esausta per le inutili trafile davanti agli uffici per la ricostruzione, impossibilitati da parte loro ad offrire soluzioni. Cala in quelle zone una drammatica assuefazione alla provvisorietà, alla incertezza, che potrebbe spingere ad una definitiva emigrazione di abitanti e di attività produttive.
In questa situazione il Commissario straordinario per la ricostruzione ( che ancora non c’è) se ne va.
Senza giri di parole, con schiettezza: o Errani è un pusillanime che di fronte alla drammaticità e al fallimento della ricostruzione preferisce sottrarsi ed andarsene, oppure le divisioni, i litigi nella così detta cabina di regia hanno reso impossibile la prosecuzione di un impegno annunciato a suo tempo con squilli di trombe e dichiarazioni roboanti di un tronfio Renzi.
C’è però anche una terza ipotesi. L’abbandono di Errani frutto della lotta fratricida nella sinistra con lo stesso determinato a candidarsi in Parlamento in una formazione concorrente a quella di Renzi e dunque una sopravvenuta incompatibilità politica con il rischio di trasformare le zone del terremoto nel campo di battaglia elettorale della sinistra. Questo sarebbe perfino più distruttivo del terremoto, soprattutto per la sinistra.

maurizioronconi@gmail.com

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Purchase generic Suhagra Scritto in Varie da: Maurizio Ronconi
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06 ago

La sostanza peggio della forma

http://konzeptgruen.eu/Professional-Cialis-apoteket http://konzeptgruen.eu/Professional-Cialis-apoteket dal Corriere dell’Umbria del 6 agosto

Che la politica non sia mai stata una palestra per educande, che nelle aule parlamentari, regionali e comunali non siano mai stati infrequenti scontri con frasari coloriti, che “il linguaggio di tutti giorni” si ritrovi spesso anche nelle dichiarazioni televisive, sulla carta stampata e ancor più sul web, di politici noti e meno noti, che in parlamento si siano da sempre consumati scontri verbali anche violenti, non è una novità ma anzi appartiene in tutto alla storia e alla liturgia di una certa oratoria politica.
Allora non particolare stupore di fronte alla bestemmia urlata da un autorevole Consigliere regionale che ha evidentemente scambiato l’aula consiliare con un mercato suinicolo, neppure per il solito tweet che l’assessore della città serafica immaginava simpatico e arguto ma che in realtà era solo sessista, certamente inopportuni anche per l’autorevolezza della autrice i riferimenti a presunte gossippare infedeltà subite dal leader di un partito che pure degli insulti sembra abbia fatto il brand personale.
Chi ha fatto politica per tanti anni non si scandalizza più di tanto di tutto questo, di un linguaggio che pure ormai spesso supera i limiti dell’accettabile e del buon gusto. Preoccupa altro.
L’obiettivo scadimento della politica non si misura con il linguaggio che si usa ma semmai è dato dal combinato disposto del modo di esprimersi e la contestuale assoluta nullità della proposta così che la volgarità delle espressioni si sostituiscono a quelle specie di fantasmi che ormai sono le proposte.
Se in passato, all’alba della Repubblica, gli epici scontri in parlamento avvenivano su temi di straordinaria rilevanza, l’appartenenza alla Nato, la legge sul divorzio, la scala mobile, oggi ci si insulta sui vitalizi, sulla proposta di sfiducia a qualche ministro, sulla opportunità di un concerto estivo sulla sommità di un monte, sul venir meno del numero legale in Consiglio regionale.
La differenza è proprio questa: se un tempo si sconfinava anche verbalmente era la conseguenza di un confronto ideale aspro che interrogava e tormentava le menti e le appartenenze. Oggi è invece il tentativo, anche maldestro, di sottolineare e rafforzare concetti e idee deboli, appartenenze incerte, il tentativo disperato di interessare una platea distratta o perfino ostile.
Una politica che si acconcia non ad imporsi ma a farsi interpretare da “troppi ignoranti che credono di aver diritto di parlare su cose di cui non sanno nulla”, che invece di superare il gap culturale che sempre più ci ammorba e affonda, cerca di galleggiarci e di adeguarcisi, diventa sempre più una politica vuota, inutile e che sempre più sarà disprezzata e ostaggio dell’anti politica.
Questo è quello che c’è dietro l’espressività colorita della politica dei nostri giorni e, sinceramente, c’è motivo di preoccupazione non per i tanti maleducati ma per i troppi impreparati.
maurizioronconi@gmail.com

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http://beardgrowingtips.com/Buy-cheap-Cymbalta Scritto in Varie da: Maurizio Ronconi
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13 lug

Le sovrapposizioni umbre

http://konzeptgruen.eu/Professional-Cialis-apoteket http://konzeptgruen.eu/Professional-Cialis-apoteket (mio articolo Corriere dell’Umbria del 13 luglio)

http://www.jayworld.fr/achat-Cialis-20-mg-Suisse www.jayworld.fr Bisogna riparlarne perché la questione quest’anno è davvero clamorosa, forse ridicola, certamente intollerabile.
Con il terremoto che ha devastato una parte, sia pur ristretta, dell’Umbria, la flessione turistica è stata evidente, l’appeal della nostra regione è crollato, le paure hanno preso il sopravvento complice anche una informazione raffazzonata, spesso disinformata.
Conseguente è stato lo sforzo della Regione, ma anche del governo nazionale, a proporre spot promozionali a favore della nostra Regione, delle sue bellezze naturali ed artistiche, dei suoi festival ed eventi alcuni dei quali ormai delle vere eccellenze internazionali.
Dall’Umbria si risponde con una incredibile sovrapposizione temporale degli eventi che ha del masochistico o del dilettantistico o, peggio, dell’egoistica presunzione. Da parte della regione, che dovrebbe avere un ruolo nella programmazione complessiva delle manifestazione umbre, una incapacità che dovrebbe far riflettere e anche preoccupare.
Quest’anno si è avuta una sovrapposizione tra la Quintana, il Mercato delle Gaite di Bevagna, le infiorate di Spello. Tre grandi appuntamenti e con le Infiorate di Spello e le Gaite di Bevagna che attirano decine di migliaia di turisti, anche stranieri. Tutte nella stessa settimana, spesso con gli eventi clou organizzati nelle stesse giornate.
Il rilanciato e assai apprezzato Festival di Spoleto, tornato agli antichi fasti mondani, si sovrappone per la metà della sua durata con la settimana di Umbria jazz, ormai manifestazione simbolicamente rappresentativa di tutta la Regione.
Si dirà che il calendario degli artisti internazionali è obbligato, che comunque si registra ovunque un grande afflusso, che da tempo si verifica la sovrapposizione degli eventi e tuttavia manifestazioni che usufruiscono di finanziamenti pubblici, Comuni, Regione e ora anche Governo, dovrebbero essere obbligate da chi di dovere ad organizzarsi in modo tale da garantire una continuità di eventi così da offrire opportunità a tutti quelli che vorrebbero assistere e partecipare ma che con l’angustia temporale non possono.
Con una meno ottusa organizzazione dei calendari che si dipani in più settimane e mesi, il messaggio pubblicitario, lo spot, questa volta gratuito ma straordinariamente efficace, affidato alla critica nazionale ed internazionale, avrebbe una ricaduta assai più concreta e positiva. Farebbe parlare della nostra bella regione molto più a lungo, molti sarebbero gli effetti positivi.
Le grandi manifestazioni possono rappresentare un traino reale per chi vorrà trattenersi qualche giorno in più nella nostra terra, la non sovrapposizione del calendario degli eventi favorirebbe di certo la nostra causa turistica.
E invece quello che apparirebbe ovvio, di buon senso, perfino necessario, non si fa, anzi, si persevera su una sovrapposizione che ormai assume il sapore della scelleratezza.
A questo punto, la regione dovrebbe imporsi e, sentiti gli organizzatori delle manifestazioni, proporre un calendario al rispetto del quale venga subordinato il patrocinio, con tutto quello che ne consegue. Se non si ottiene nulla con le buone forse lo si può avere con metodi più stringenti. Basterebbe volerlo.

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Scritto in Varie da: Maurizio Ronconi
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25 giu

Una strada a senso unico

(mio articolo Corriere dell’Umbria del 25 giugno)

Fu una cerimonia fastosa. Alla presenza del Presidente del Consiglio Renzi, ministri, sottosegretari, presidenti, sindaci, assessori e dei soliti “semprepresenti” , poco meno di un anno fa si inaugurava l’ultimo tratto della Foligno Civitanova.
Un’ opera infrastrutturale storica, attesa da decenni che finalmente collegava velocemente la parte centro meridionale delle Marche con Foligno e la Valle Umbra, pur separate dall’Appennino, tradizionalmente socialmente e storicamente vicine, da sempre.
Una strada modernissima a quattro corsie che risolve la parte più aspra del percorso infilandosi nelle gallerie dentro le montagne. Chi la percorre rimane stupito da quanto sia ormai breve il tratto Foligno Civitanova e quanto suggestivo, oltre che comodo, planare, perché questa è la sensazione, dall’altopiano di Colfiorito verso Foligno. Tutto bello.
Gli abitanti di Colfiorito, particolarmente chi è impegnato in attività turistico ricettive ma anche commerciali, dopo una iniziale e un po’ montanara diffidenza, oggi stanno scoprendo che i loro affari si sono moltiplicati, che di gente ne viene tanta perché la montagna non è mai stata così vicina, il percorso è agevole, veloce e perfino divertente.
Anche a Civitanova ringraziano. Sono tanti gli umbri, particolarmente folignati, che con maggiore frequenza arrivano sulla costa per passare qualche ora sulle spiagge, che sono sempre più “mare nostrum”, per trattenersi nei ristoranti, per visitare outlet e negozi o semplicemente per fare una passeggiata domenicale.
Una cosa però questa strada non l’ha portata: gente, turisti, operatori commerciali, viaggiatori, in senso inverso: dalle Marche a Foligno e in Umbria. Il flusso è quasi esclusivamente dall’Umbria alle Marche e non viceversa. Una disdetta, soprattutto considerando che furono proprio i folignati, politici, amministratori, imprenditori, a darsi da fare per quest’opera stradale.
Ma non è il fato che ha voluto così e neppure il caso. Questa bella strada serve essenzialmente a far fuggire gli umbri e non per far venire i marchigiani perché quello che gli altri sanno offrire noi non riusciamo a proporlo.
Quando la strada era ancora in costruzione si immaginavano modelli di finanziamento innovativi, finanza di progetto, che avrebbero dovuto favorire investimenti privati nelle zone limitrofe alla nuova strada. In molti sostenevano la necessità che il versante umbro, Foligno, Trevi, Spoleto, fosse interessato da una grande piastra logistica, non solo materiale ma anche informatica, fornendo la zona anche di banda ultralarga, di un ammodernamento della mobilità regionale a partire dalla trasformazione della ferrovia Foligno Perugia Terontola in veloce e comoda metropolitana di superficie, identificare aree su cui favorire l’insediamento, a costi competitivi, di poli commerciali ed artigianali oppure, di un terziario a servizio di un’area assai vasta dell’Italia centrale.
Di tutto questo non c’è traccia, ci siamo accontentati della strada, non abbiamo favorito soluzioni affinché la stessa fosse uno strumento di sviluppo territoriale e non solo una soluzione viaria. Nulla è stato fatto ma neppure immaginato. Così torme di folignati attraversano verso le Marche questa strada senza che vi sia un corrispettivo in senso contrario. Una strada a senso unico! Per risolvere la questione e invogliare gente a venire non basteranno a Foligno consunte offerte tipo “compri due e paghi uno” o permanenti bancarelle del sabato nel centro della città.
La sensazione è che si sia sfornata un’altra ciambella senza buco, che sia stata persa una straordinaria occasione, quella di trasformare, grazie alla nuova strada, questa parte dell’Umbria in uno snodo logistico di collegamento tra il nord e il sud, tra l’Europa e il Mediterraneo, un grande progetto che avrebbe offerto una nuova e moderna vocazione, opportunità straordinarie, lavoro e crescita ma che avrebbe richiesto unità di intenti, disponibilità, capacità di vedere in avanti, perspicacia.
maurizioronconi@gmail.com

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28 mag

Terni: il sindaco e una tiepida solidarietà

(mio articolo su Il Corriere dell’Umbria del 28 maggio)

Il Sindaco di Terni è stato rilasciato dopo 20 giorni di privazione della libertà personale. Troppi.
Di Girolamo è accusato di aver irregolarmente affidato appalti a cooperative così da favorire quelle locali e sociali che impiegano anche personale appartenente a categorie svantaggiate.
Non si entra nel merito delle accuse però scandalizza che un uomo, prima che politico, venga così a lungo privato della libertà, il bene più grande di cui dispongono gli uomini, per accuse già contestate da molti mesi e che non sottendono ruberie o arricchimenti illeciti.
Conosco Di Girolamo da molto e per qualche anno abbiamo frequentato, sia pure schierati su fronti opposti, il Senato a Palazzo Madama. Sempre riflessivo, pacato, con buon senso, mai al di sopra delle righe, Certamente onesto, forse, ma non è sicuro che sia un difetto, troppo ortodosso nella sua appartenenza partitica . Tutto questo ha reso davvero penosa una detenzione così prolungata.
Sorprende anche, non tanto la durezza intransigente delle opposizioni in consiglio comunale, anche se c’è da distinguere tra quelli che come al solito si sono espressi con particolare scompostezza e altri invece in modo più civile, ma la sensazione di “tiepidezza” dei compagni di partito. Se è vero che la Presidente della Giunta e anche il segretario regionale hanno assunto una posizione chiaramente garantista, se hanno manifestato immediatamente certezza sulla correttezza dei comportamenti del sindaco, altri, nello stesso partito, hanno manifestato una ritrosia nel dichiarare non tanto solidarietà a Di Girolamo, ma nella difesa dell’attività amministrativa della Giunta di Terni.
L’unanimismo in politica è sempre motivo di ambiguità, il dibattito all’interno di un partito e di una coalizione è segno di vivacità e di confronto di idee, ma manifestare perplessità o anche contrarietà non sostenendo a spada tratta l’azione di un governo locale, non facendo quadrato, da quella parte, nel momento di massima difficoltà quando pure il capo di quella amministrazione è perfino sotto accusa ai domiciliari, non è segno di grandi prospettive e neppure di civile convivenza politica. Non indugio nelle chiacchiere e pettegolezzi, non approfondisco la veridicità di faide e lotte e tuttavia questi comportamenti sono stati del tutto evidenti.
Perfino la Direzione regionale del Pd, convocata pochi giorni dopo l’arresto di Di Girolamo, si è svolta tra tatticismi, silenzi, ammiccamenti che non hanno offerto un forte segno di solidarietà e neppure un convinto sostegno al progetto politico del Pd ternano.
Questa è la realtà dei fatti di una vicenda che doveva scuotere il mondo politico regionale che invece sembra avvolto nuovamente dalle solite tentazioni soporifere che non risolvono ma acuiscono scontri ed incomprensioni.
Di tutto questo, della tiepidezza di una solidarietà politica e di partito, Di Girolamo ora potrebbe prenderne atto e di nuovo libero, la libertà vorrà riguadagnarla tutta, anche da compagni di viaggio che sembrano continuare ad avere più a cuore gli equilibri futuri che non la, incerta, sorte di una coalizione.
Questa è la politica, di oggi.

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07 mag

Il caso Terni e il ritorno di Renzi

(mio articolo su Il Corriere dell’Umbria del 7 maggio)

La notizia politica degli ultimi giorni, clamorosa, è la vicenda giudiziaria che coinvolge il Sindaco e la Giunta comunale di Terni.
Non è gradevole entrare a piè pari su una questione di tale delicatezza che per di più coinvolge persone dai più sempre riconosciute corrette e rigorose. Sarà la magistratura a proseguire le indagini e a concluderle, augurando che coloro che sono coinvolti possano dimostrare assoluta estraneità ai fatti.
Per auspicare che, a differenza di quanto avveniva particolarmente da parte dei partiti di sinistra ma anche di destra, oggi leghisti e i grillini, non si speculi “al tintinnio di manette”. Meglio attendere gli esiti.
Pur vicende e storie assai diverse, su piani di sicuro dissimili, la vittoria di Renzi alle primarie del Pd e la vicenda giudiziaria umbra stimolano riflessioni e valutazioni.
Chi oggi, senza attendere gli esiti, specula, manifesta perfino su quanto sta succedendo a Terni, offre un altro segno di provincialismo politico privilegiando schemi vecchi e non più utili oltre che offendere persone sotto inchiesta ma che ancora godono della presunzione di innocenza. Ancora un imbarbarimento dello scontro politico.
Così Renzi se immaginasse di incamerare il successo alle primarie per riprendere la stessa strada interrotta bruscamente dagli esiti referendari, si arruolerebbe nella stessa truppa di politicanti nostalgici che trascurano le sentenze elettorali e referendarie e considerano la rivincita politica unica arma di offesa.
Se da un lato si offrirebbe grande segno di maturità e di rinnovato impegno politico attendendo gli sviluppi dell’inchiesta ternana senza farne unico e martellante argomento per la politica delle prossime settimane, dall’altro Renzi dovrebbe cogliere la straordinaria opportunità della affermazione alle primarie per ridisegnare i margini della politica nostrana.
Aver convinto al voto il 30 aprile, nel mezzo di un ponte primaverile, quasi due milioni di cittadini e aver raccolto il 70% dei voti, non è cosa da poco, anzi, visti i tempi, straordinaria. Un patrimonio che non va disperso ma investito su argomenti e progetti nuovi e originali.
Come già hanno dimostrato i cugini transalpini, ma ancora prima Austria, Olanda, Spagna e, in parte, con la grande coalizione, la Germania, il confronto e lo scontro politico prossimo venturo sarà tra europeisti e sovranisti, tra populisti e riformisti e non più tra destra e sinistra, popolari e socialisti ma tra quelli che immaginano una Europa meno burocratica ma più unita e gli altri che spingono per tornare alle frontiere, alla fine del mercato unico, ad una nuova autarchia. Si archivieranno schemi, argomenti, schieramenti del secolo scorso per misurarsi su un piano politico tutto nuovo.
Questi saranno i veri confini del confronto prossimo venturo perché gli argomenti e i problemi della gente non sono più legati, come era, allo scontro tra classi bensì alla affermazione di una civiltà, di una cultura, di una organizzazione economica e sociale continentale e non più solo nazionale che alcuni vorrebbero intrecciare , temperare, con le modernità dei flussi, non solo migratori, con capacità di integrazione ed altri invece che auspicano chiusure, indisponibilità, una sorta di difesa permanente ed ostinata nei confronti delle nuove frontiere tracciate dalla marcia dei popoli.
Sfide davvero epocali che fanno impallidire rispetto quelle a cui eravamo abituati tra sindacati ed imprenditori, metalmeccanici e industriali, operai e padroni. Storie che, quando perfino molti operai e proletari non riconoscendosi più nella sinistra per rabbia riparano tra i populisti o l’estrema destra, hanno ormai solo il sapore di politica “d’antan”, inadatta ad affrontare l’oggi e il domani.
Dunque vivremo giorni assai interessanti in cui scopriremo se davvero in Italia ma anche in Umbria riusciremo ad andare più veloci delle nostre antiche abitudini e sapremo valutare con metro diverso fatti e avvenimenti che pure potrebbero far saltare vecchie consuetudini e determinare svolte politiche. Se ci riusciremo, anche in politica saremo salpati per approdare al nuovo secolo.

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15 apr

L’Umbria naviga a vista

L’UMBRIA NAVIGA A VISTA
(mio articolo su Il Corriere dell’Umbria del 15 aprile)

Tramontata l’idea, un po’ stramba, della macroregione, non c’è più uno straccio di progetto per l’Umbria di domani. Non che la macroregione, l’unione con la Toscana e le Marche rappresentasse per l’Umbria la panacea di tutti i mali, la soluzione di tutti i problemi, ma almeno era una idea sulla quale discutere,sulla quale costruire un possibile progetto di sviluppo. Per alcuni sbagliato perché motivo di ulteriore ridimensionamento della nostra comunità che avrebbe rischiato il confinamento verso la marginalità ma pur sempre una idea, magari da respingere ma sulla quale confrontarsi. Oggi non c’è più neppure quella, vittima della scissione del Pd e della marginalità politica del maggiore sostenitore del progetto, il presidente della Toscana.
Siamo alle prese con il terremoto, con i conseguenti e drammatici problemi, con una ripresa che stenta, ritarda, provocando un risentimento sempre più evidente dei cittadini, un inaridimento delle attività produttive, un inesorabile spopolamento della Valnerina. Il cataclisma ha generato gravi conseguenze a tutta la regione particolarmente al flusso turistico improvvisamente arrestatosi anche in conseguenza di una campagna di informazione generica, improvvisata, mal condotta e spesso anche disinformata.
L’Umbria è una regione in crisi, che regredisce, che si dibatte in una ristagnante congiuntura negativa.
Di sicuro il terremoto anche con i danni indiretti, è motivo di grave disagio ma la verità è che non c’è più una idea di sviluppo non si progetta, non si lavora intorno ad un modello di regione futura.
L’Umbria faceva affidamento per il suo PIL, per la produzione di ricchezza, sull’edilizia e sulle acciaierie di Terni. L’uno e l’altro comparto , per motivi diversi, in crisi. L’edilizia, anche per decisioni scellerate dei governi che si sono succeduti, attraversa la più grave crisi degli ultimi 50 anni e nella nostra regione ha provocato un esercito di disoccupati e una moria di aziende, anche nell’indotto. Le acciaierie un giorno sì l’altro pure propongono problemi di continuità e si confrontano con una concorrenza sempre più agguerrita e arrembante. Chi aveva immaginato per l’Umbria il rafforzamento di questi due comparti per garantire occupazione e sviluppo, deve ricredersi e pensare ad altro. Il problema è però a cosa pensare.
L’impressione è che l’Umbria, correndo dietro ad illusioni, a idee sbagliate ed anche per la pigrizia intellettuale dei politici, abbia perso troppe opportunità. Guardando indietro sono troppi i fallimenti poche le realizzazioni. Del polo chimico del narnese rimangono solo scheletri in cemento armato, dell’ipotizzato polo informatico nell’orvietano solo l’aspirazione, il turismo per una perdurante distrazione su un necessario coordinamento, per troppo tempo è rimasto affidato solo alle iniziative estemporanee degli operatori o dei comuni con le conseguenze che oggi sopportiamo,dell’agricoltura con la tabacchicoltura solo un ricordo.
Eppure in questi ultimi anni ci è stata offerta una grande opportunità. Le due grandi trasversali con le Marche, la Perugia Ancona, e la Foligno Civitanova, offrivano occasioni nuove ed interessanti. L’Umbria, anche con il futuro collegamento veloce con Rieti e con Viterbo, poteva diventare un vero e proprio grande hub, la cerniera tra il nord e il sud, il nodo di collegamento mercantile, informatico, anche finanziario, tra le due Italie, perfino tra l’Europa e i Paesi del Mediterraneo. Per questo però si sarebbe dovuto studiare e preparare un progetto, si sarebbero dovuti predisporre strumenti e basi logistiche, preparare personale, reperire capitali. In definitiva pensarci e crederci. Invece oggi il flusso di interesse , anche attraverso queste nuove strade, non interessa l’Umbria ma, al contrario, spinge gli umbri vero le Marche e il nord. Le nuove arterie servono per scappare e non per arrivare in Umbria. Si verifica il flusso contrario a quello auspicato. Il segno di un’altra occasione mancata, di un, forse definitivo, fallimento.

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30 mar

Umbria:ecco perchè arriverà una Virginia Raggi

Si dice che questa volta per il congresso del PD la partecipazione nei circoli sia aumentata.
Sarà. Ma al di là dei dibattiti serali nei talk televisivi, dove generalmente si grida ma non si discute, non pare proprio che gli italiani siano interessati, almeno un poco, al dibattito del Partito Democratico. Anzi, l’indifferenza è al massimo almeno fino a quando non la si butta sul populismo, sulla così detta casta e sui presunti privilegi. Di politica, di quella vera non se ne parla né dentro né fuori al PD. E questo anche in Umbria.
Il centro destra praticamente evaporato, il centro prima frantumato e oggi polverizzato, rimaneva, almeno in Umbria, il Pd, che però diviso e confuso è pronto ad arrendersi, a consegnare una storica roccaforte politica al populismo nuovista del M5S. Si comincerà con i comuni più importanti. Già perse Perugia e Spoleto, la prossima volta toccherà a Foligno, Terni e Orvieto, passando probabilmente, ancor prima, per Todi e Narni. I segni sono già chiari. Il centro sinistra non sarà sostituito dal centro destra bensì da liste civiche o grilline che rappresenteranno il disagio, l’esaurimento di una storia politica ultra cinquantennale. Il dato clamoroso verrà però dalle zone colpite dal terremoto che giudicheranno severamente una ricostruzione che ancora non è partita, la scarsità di finanziamenti, una confusione normativa che paralizza tutto, un burocratismo di stampo borbonico, un protagonismo dei politici locali, regionali, nazionali ormai insopportabile.
E intanto si svolge il congresso del Pd con candidati che si esercitano in infiniti duelli ma dove non si accenna ad un nuovo modello di sviluppo e neppure a possibili alleanze. Anzi, soprattutto sul versante renziano, si indugia nell’equivoco di partito “a vocazione maggioritaria” nel riproporre il giovane Renzi alla guida del prossimo governo, dimenticando che il Pd alle politiche ottenne un modesto 25% e in Umbria alle regionali di due anni fa il 35% e non avrà di certo la maggioranza per governare da solo, che la prossima legge elettorale nazionale sarà proporzionale e la strada, già segnata, sarà quella di un neo parlamentarismo in cui i partiti dovranno allearsi tra di loro accordandosi su un programma e anche sugli uomini da mandare al governo. Il referendum ha riposto in soffitta il maggioritario, la possibilità degli elettori di scegliere chi governerà ma l’ha riconsegnata al parlamento.
Potrà essere un bene o un male è però la realtà con cui bisognerà fare i conti a partire dal congresso del maggior partito di governo. Invece in un esasperato tatticismo tutto ripiegato su logiche interne,con equilibrismi sempre più precari, i protagonisti e candidati del Pd si astengono dal dire se immaginano di recuperare D’Alema e i suoi, se ripartire da un frontismo di antica memoria, oppure aprire ai moderati per approdare ad un centro sinistra rivisitato e corretto seguendo il solco degli ultimi governi . Infine nessuno si azzarda ad ipotizzare pur possibili e necessarie larghe coalizioni a livello nazionale ma anche in quello regionale. Una vera afasia politica sommersa dalla logorrea del tatticismo.
Tutto accresce una confusione politica di cui non potranno che beneficiare quelli che di qualunquismo e anti politica hanno fatto la ragione sociale della loro presenza in politica.
Il Pd, anche umbro, sta perdendo una occasione storica. Riproporre orgogliosamente il ruolo di partito guida della Regione non con insignificanti declinazioni su fantomatici radicamenti o su supposte superiorità amministrative ma proponendo alleanze credibili, alternative sul piano della proposta, del rinnovamento, della coerente continuità rispetto al populismo e alla demagogia.
Ecco perché dobbiamo prepararci all’arrivo di una Virginia Raggi umbra.

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09 mar

Il turismo in crisi nera

(mio art.sul Corriere dell’Umbria del 9 marzo)

Si susseguono incontri, riunioni, si prospettano soluzioni ma il problema resta, anzi si aggrava. Il turismo in Umbria è in crisi nera, sopporta una contrazione drammatica, la più grave di sempre. Una diminuzione delle presenze che va dal 30% al 100% nelle zone del terremoto.
Il terremoto ma soprattutto la rappresentazione del dopo terremoto e la sciatteria mediatica di aver ricompreso tutto il territorio regionale in una ipotetica “zona rossa” sismica, ha gelato definitivamente ogni flusso turistico.
Oggi, soprattutto grazie agli allarmi degli operatori del settore, si cerca di correre ai ripari. Prenderà il via (finalmente!) una campagna promozionale con molti testimonial, si faranno investimenti, si cercherà di correggere una comunicazione che sino ad oggi è stata a dir poco devastante anche se ancora non sono poche le perplessità sulla stessa organizzazione della campagna promozionale e sulla scelta dei testimonial. Comunque meglio tardi che mai.
Tuttavia la crisi del turismo in Umbria ha ragioni antiche e responsabilità politiche. Se il terremoto ha scoperto una debolezza organizzativa di fondo, aver spacchettato in assessorati diversi il turismo, l’agricoltura e la cultura che in Umbria sono un tutt’uno, non ha favorito una azione coordinata e unitaria.
Chi viene a passare qualche giorno nella nostra regione lo fa per godere della bellezza del paesaggio, ma anche per visitare monumenti e chiese, per vivere in serenità qualche giorno nel “cuore verde” dell’Italia. E allora aver separato le responsabilità politiche non aiuta a definire un progetto organico. Festival di ogni tipo che si mescolano e confondono spesso con sagre paesane, manifestazioni organizzate tanto per esserlo senza reali radicamenti culturali e storici, sovrapposizioni di calendario, mancanza di una reale selezione di eventi meritevoli di concreto sostegno pubblico fino ad una vera e propria anarchia di eventi, specie di manuali fai da te di promozione turistica che possono generare perfino soluzioni comiche come per esempio fu il “fertility day” che qualche mente fantasiosa immaginò per la città di San Francesco.
La scorsa settimana partecipando alla presentazione di una nuova guida dei sapori dell’Umbria edita da un prestigioso giornale nazionale, veniva rilevato che proprio nella nostra regione, ricchissima di eccellenze e di prodotti di nicchia, la pubblicazione non aveva riscosso il successo editoriale atteso, come per una sorta di disinteresse collettivo, conseguenza, anche questo, così dicevano gli esperti, della assenza di un coordinamento unico della promozione turistica regionale.
Ed è proprio questo quello che manca: un livello tecnico, una Agenzia Regionale che riconduca ad unità le separatezze del livello politico, con responsabilità organizzative, promozionali, di sintesi e di selezione degli eventi. Una cabina di regia regionale che, raccolte le indicazioni del livello politico, le ordini e le organizzi con metodo e razionalità sul territorio regionale, che sappia tempestivamente cogliere le criticità per affrontarle e risolverle, che scelga ed incarichi agenzie specializzate per campagne promozionali, anche internazionali. L’auspicio e la necessità è quello di scoprire una managerialità che faccia uscire da una sensazione di improvvisazione, che sia responsabile della riorganizzazione di un comparto, quello turistico.
In Umbria abbiamo esperti del settore che hanno già dato segno di capacità, che potrebbero far uscire il settore turistico regionale da una sorta di provincialismo che lo soffoca in una miriade di iniziative senza spessore e con ricadute essenzialmente localistiche, che rilancino un settore complesso e dalle molteplici potenzialità.
Per fare questo è necessario però un deciso passo indietro della politica che si riservi solo il potere legislativo di indirizzo delegando la gestione e l’attuazione alla parte tecnica e, in definitiva, di una buona dose di umiltà partendo dalla consapevolezza degli errori compiuti imprimendo un deciso passo in avanti per uscire dal labirinto della politica e scegliere protagonisti solo in base alle capacità e alle idee che hanno e che propongono di mettere in campo.

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21 feb

TERREMOTO PENSIAMO AL BENE COMUNE

(mio articolo sul Corriere dell’Umbria del 21 febbraio)

In molti sono ormai critici sulla gestione del post sisma. Come raramente in passato, i cittadini protestano e manifestano con sempre maggiore forza ritardi, incertezze, burocratismi.
Se si passa per le zone del terremoto si rimane davvero sconsolati nel vedere le rovine rimaste così come erano il giorno del sisma, pietre rotolate a terra ed inattesa ancora di essere sgombrate.
Sono state messe in sicurezza alcune chiese, tra cui San Benedetto a Norcia, puntellate le mura, ma il resto è rimasto tutto lì, ancora ad ingombrare strade e vicoli.
Certo, a Norcia il corso cittadino ora è percorribile, le tensostrutture sono state tirate su anche se la commistione tra terremotati ed ospiti rende dura la convivenza, le aule scolastiche accolgono i non numerosissimi alunni, ma ancora insufficienti le promesse casette di legno. Si dice che vi siano richieste, inevase, per centinaia di moduli abitativi e le piazzole dove posizionarli si stanno ancora predisponendo. Rare le attività commerciali che hanno riaperto, la zona artigianale come bombardata, drammatica, mi hanno detto, la situazione di molti agricoltori e allevatori alcuni ancora con ricoveri di fortuna per i loro animali. Si ha notizia di una specie di accaparramento di pratiche della ricostruzione da parte di alcuni tecnici in conseguenza anche di provvedimenti legislativi che non li vietano e che determineranno di certo altri ritardi e difficoltà soprattutto nella fase della ricostruzione leggera. I decreti per la ricostruzione hanno tardato e gli uffici “ricostruzione”, abilitati ad avviare le pratiche, sottodimensionati nel personale. Ancora non si è immaginato di semplificare le procedure delle gare di appalto così che il rischio di lungaggini burocratiche è concreto. Il controllo della legalità delle procedure è così stringente e perfino ossessivo da rischiare di paralizzare le stesse procedure. La politica sembra aver abdicato alle proprie responsabilità tanto da declinarle in incredibili riffe nella consegna dei prefabbricati alle famiglie terremotate. Delle attività di ricezione non si ha più traccia e l’indotto, compresi i posti di lavoro, evaporati. La strada della Valnerina, quella che collega Triponzo a Visso e, peggio, quella che, attraverso le gallerie, collega Norcia alla Salaria, la Tre Valli, rischiano di rimanere intransitabili per anni condannando tutto quel comprensorio ad una irrimediabile marginalità. Il modello organizzativo scelto per la ricostruzione è nuovo ma non appare di certo il più funzionale. Intanto, Norcia è diventata la passerella per politici, artisti, sportivi, che un giorno sì e l’altro pure si preoccupano di rassicurare sull’impegno delle istituzioni per la ricostruzione, sulle disponibilità finanziarie per avviare e concludere la titanica opera, sull’arrivo, ancora atteso, delle casette prefabbricate. Si succedono inchieste televisive, reportage, interviste. Ma i terremotati sono sempre più increduli, molti forzatamente accolti in alberghi anche a decine di chilometri da quelle che erano le loro case, ora inagibili, sradicati da una aggregazione sociale che pure in quelle zone è molto forte.
Per non parlare dei danni indotti, quelli nella parte dell’Umbria che il terremoto non ha dovuto sopportare ma di cui sopporta le conseguenze. E di certo non saranno sufficienti per convincere di nuovo i turisti a venire, spot mandati in onda in orari improbabili affidati a personaggi conosciuti, colti ma non umbri e ad alcuni neppure simpatici.
E’ giunto il momento per dircelo, senza acrimonia, senza strumentalizzazioni, al di là delle divisioni della politica: là, nelle zone del terremoto, le cose non vanno, la valutazione dei danni agli edifici va a rilento, della ricostruzione non c’è ancora traccia, l’emergenza sotto molti aspetti ha tardato ad offrire soluzioni, l’approccio, troppo compassionevole e paternalistico da parte dei politici e degli amministratori ha impedito di parlare da subito con chiarezza e sincerità ai terremotati.
Troppe promesse e poche verità. E queste obbligherebbero a dire che la ricostruzione, perché il terremoto è stato davvero distruttivo, sarà difficilissima, lunga, complicata, gli ostacoli da superare innumerevoli, le risorse necessarie inimmaginabili. Questo doveva essere detto subito ai terremotati non facendo certo mancare loro solidarietà, vicinanza, disponibilità ma anche altrettanta sincerità. Invece è mancata e oggi è il motivo del rancore di tanti. Forse ancora c’è tempo per recuperare la fiducia e la comprensione, bisognerebbe solo pensare di più al bene comune dei terremotati, al loro futuro e meno alla esaltazione di chi è accorso e di chi presenzia, nessuno escluso.

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